FOTOGRAFIA VAGABONDA – CIROSCO99
SEDUTO FUORI: LA SCUOLA CHE GUARDO DALLA MIA FINESTRA
Quando una struttura funziona, ma l’occhio cerca ancora la bellezza
Dal mio studio, dal mio piccolo oceano quotidiano, guardo il mondo passare.
Da quella finestra, dall’8 agosto 1981, ho visto cambiare un quartiere intero: palazzi nascere, spazi trasformarsi, architetture del risparmio occupare il paesaggio.


Oggi davanti ai miei occhi c’è il nuovo Istituto Comprensivo “Massimo Troisi” di Pianura. Una scuola nuova, moderna, una struttura che probabilmente sarà tra le più funzionali d’Italia per organizzazione interna, tecnologie, sicurezza, spazi per studenti, docenti e lavoratori che arriveranno.
E questo va riconosciuto.
Il lavoro di chi si è impegnato non si cancella: giovani amministratori, il Presidente della Municipalità, consiglieri, amici e compagni di pane spezzato che hanno scelto di mettersi in gioco meritano rispetto. Costruire è sempre più difficile che restare fermi a giudicare.
Ma il Vecchio Seduto Fuori una domanda può ancora farla.
Una scuola non è soltanto contenuto.
È anche forma.
È il primo incontro dei ragazzi con l’idea di città, di armonia, di bellezza.
I nostri padri Greci e Romani hanno insegnato al mondo che una costruzione non era solo un insieme di muri: era proporzione, dialogo con il territorio, emozione nello sguardo.
Allora guardo questo grande rettangolo bianco, questo parallelepipedo perfetto, e mi chiedo: l’architettura moderna poteva osare di più?
In un quartiere già martoriato da decenni, dove spesso la periferia ha ricevuto solo quello che avanzava, non meritavamo anche un segno estetico più forte?
Io dall’alto vedo — permettetemi la provocazione — la scatola delle mie scarpe ortopediche.
E forse proprio per questo lo dico.
Perché chi ha avuto un corpo non conforme alla vecchia idea del guerriero impara prima degli altri che la forma non è tutto, ma sa anche quanto la bellezza possa dare dignità.
Un tempo esisteva la rupe dove eliminavano chi era considerato fragile. Oggi quella rupe non deve esistere più: ogni uomo ha diritto alla sua voce, alla sua presenza, al suo sguardo.
Un uomo libero non chiede permesso alla libertà.
Quindi grazie a chi ha costruito, grazie a chi ha lavorato, grazie a chi porterà vita dentro quelle mura.
La mia non è una condanna: è una domanda.
Perché una città cresce davvero quando insieme alla funzione cerca ancora la bellezza.
Ringrazio Giorgio Birra, consigliere che stimo e amico di vita libera, per aver sollecitato e condiviso la notizia pubblicata da Il Mattino: perché il confronto nasce proprio così, quando chi ama un territorio non smette di guardarlo e di discuterlo.
Fuoritempo – Ciro Scognamiglio CS99
Lontani La Traversata
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