FOTOGRAFIA VAGABONDA – CS99
FUORITEMPO – LA MIA DIVISA

Napoli 23 giugno 2026

Sono vecchio e seggo fuori.

Guardo un tempo dove ogni cosa diventa una bandiera da agitare. Anche una divisa. La prendiamo, la alziamo, la usiamo per dividere: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi.

Ma la storia degli uomini non funziona così.

La divisa non è l’uomo. È una responsabilità che l’uomo decide se onorare o tradire.

Stefano Cucchi è una ferita dello Stato. Non possiamo girare la faccia. È morto perché uomini che avevano un dovere hanno tradito quel dovere e altri silenzi hanno allungato il dolore della verità. Ma non è morta lì tutta una divisa. Sono morti lì il coraggio e la responsabilità di alcuni uomini.

Questa è la differenza che dobbiamo insegnare ai ragazzi.

Perché se diciamo che una colpa appartiene a tutti, allora dobbiamo cancellare anche tutto il bene.

E allora dove mettiamo le divise cadute accanto a Falcone e Borsellino? Dove mettiamo chi è uscito di casa salutando moglie e figli sapendo che forse non sarebbe tornato? Dove mettiamo chi è stato trucidato perché aveva scelto di servire lo Stato?

La storia non è comoda. La storia va attraversata.

Ci sono state pagine oscure, infiltrazioni, uomini che dopo il fascismo hanno cambiato vestito ma non sempre pensiero. Ci sono state bugie, misteri, depistaggi, verità arrivate tardi. La vicenda Moro ce lo ricorda: dietro una parola, una perizia, una traiettoria, un silenzio, ci possono essere pezzi enormi di storia.

Ma proprio per questo dobbiamo osservare meglio, non giudicare peggio.

Guardiamo anche chi quella divisa l’ha portata contro la schiuma della mafia. Chi ha inseguito assassini, chi ha arrestato uomini che sembravano intoccabili, chi ha permesso allo Stato e alla giustizia di chiudere porte che sembravano impossibili da chiudere.

Anche quella era una divisa.

Allora basta con le notizie fatte solo di rumore. Basta titoli costruiti per farci scegliere una curva. Un popolo non cresce con l’odio, cresce con eventi chiari, memoria e verità.

Il camice del medico è una divisa.

Il grembiule dello studente è una divisa.

La toga è una divisa.

Anche una madre che cresce un figlio indossa ogni giorno una divisa invisibile.

Il problema non è mai la stoffa.

Il problema è l’uomo che ci abita dentro.

E forse anche io, vecchio seduto fuori, porto una divisa.

Non ha gradi. Non ha medaglie. Non comanda nessuno.

È fatta di memoria, dubbi, cicatrici, errori e domande.

È la divisa di chi continua a osservare prima di giudicare.

FUORITEMPO – la mia divisa.

Ciro Scognamiglio – CS99
Lontani La Traversata

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