FUORITEMPO – FOTOGRAFIA VAGABONDA
IL DENTIFRICIO, IL TUBETTO E LA DEMOCRAZIA CHE CERCA ANCORA LA STRADA
Il Vecchio del Decumano davanti alla legge elettorale
Napoli – Per La Redazione -: 18 giugno 2026 Lontani La Traversata :-
«L’elenco degli elementi di cattivo funzionamento del Parlamento sono ampi e noti, ma non è che polemizzando sugli effetti il dentifricio possa rientrare nel tubetto».
La frase del professor Stefano Ceccanti merita di uscire dall’aula universitaria e arrivare nel vicolo, perché una democrazia vive solo quando anche chi non studia diritto costituzionale può capire il percorso della propria storia.
Il dentifricio ormai è fuori. Ma prima di accusare chi ha premuto il tubetto dobbiamo chiederci come siamo arrivati qui.
Il Vecchio del Decumano apre il libro della Repubblica. Non vuole leggere tutte le pagine dal 1946 a oggi, ma almeno mostrare ai ragazzi il capitolo che stiamo vivendo.
Dopo il fascismo la grande paura era il ritorno dell’uomo solo al comando. Per questo la Repubblica scelse il proporzionale: tante culture dentro il Parlamento. Cattolici, socialisti, comunisti, liberali, repubblicani non erano solo simboli su una scheda: erano comunità, sezioni, discussioni, appartenenza.
Poi quel mondo cambiò. Gli anni Novanta, Tangentopoli e la crisi dei grandi partiti portarono una nuova domanda: vogliamo scegliere, vogliamo sapere chi governa.
Nel 1993 arrivò il Mattarellum, dal nome di Sergio Mattarella, allora relatore della legge e oggi Presidente della Repubblica. Una legge mista: collegi maggioritari e quota proporzionale. Cercava un equilibrio tra governabilità e rappresentanza.
Poi vennero altri tentativi: il Porcellum del 2005, l’Italicum, il Rosatellum del 2017 con cui ancora votiamo. Ogni stagione cercava una soluzione, ma ogni soluzione lasciava nuove domande.
E oggi la domanda più semplice arriva dal vicolo: il cittadino sceglie davvero il suo rappresentante o consegna soltanto una delega a chi decide le liste?
Perché una democrazia non vive solo di formule matematiche. Vive di relazione.
Un eletto che deve tutto al capo guarderà sempre verso l’alto. Un eletto che deve tutto ai cittadini sarà costretto a tornare nella strada da cui è partito.
Il Presidente della Repubblica rimane in questo viaggio la figura di garanzia: non il giocatore della partita, ma il custode delle regole mentre le squadre cambiano.
Cassese avverte il rischio di una politica che diventa oligarchia senza popolo. Ceccanti ricorda che non possiamo limitarci a guardare il dentifricio uscito dal tubetto: bisogna capire come ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Il professore dell’università conosce i meccanismi. Il Vecchio del vicolo guarda gli effetti sugli uomini. Non sono due mondi nemici: devono parlarsi.
Questo è il compito della traduzione civile: portare il sapere dalla cattedra alla strada e riportare la voce della strada alla cattedra.
Perché un giorno il treno entrerà lentamente nel deposito. Il professore, il vecchio del vicolo, il ciabattino, il meccanico, il giornalista forse non saliranno più sul vagone successivo.
Arriverà quella sorella più grande che tutti conosciamo e che cammina silenziosa con la sua falce. Non verrà a chiedere quanti applausi abbiamo ricevuto, ma quanto grano abbiamo lasciato nei campi degli altri.
E allora forse qualche foglio resterà sopra un sedile. Una pagina ingiallita della Domenica del Decumano, un appunto scritto senza pretese, una domanda consegnata a un ragazzo.
Forse qualcuno lo leggerà. Forse finirà come accadeva ai vecchi giornali, quando dopo essere stati letti diventavano carta per avvolgere la merce nelle botteghe. Anche quello era un viaggio: la parola tornava tra le mani della gente.
Poi arrivò un altro tempo. Sparì il piombo, cambiarono le rotative, arrivò la rete con milioni di parole ogni secondo. Eppure la domanda rimase la stessa: quante parole diventano memoria?
Scrivere non significa avere la certezza di essere letti. Significa lasciare un seme.
Perché quando arriverà il tempo della mietitura forse la domanda sarà una sola: hai conservato tutto per te o hai lasciato qualche chicco di grano lungo la strada?
Il Vecchio del Decumano risponde così: ho lasciato appunti sui sedili. Chi verrà dopo deciderà se buttarli, incartarci qualcosa o fermarsi un momento a leggere.
Fuoritempo – Fotografia Vagabonda
Il Vecchio del Decumano

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