FUORITEMPO – FOTOGRAFIA VAGABONDA
VALORI NON NEGOZIABILI O UOMINI DA LEGGERE?
La Repubblica, la Chiesa e la coscienza dopo ottant’anni di cammino
Napoli – Redazione “LONTANI LA TRAVERSATA” – Ciro Scognamiglio – 17 giugno 2026

Ci sono momenti in cui la morte di un uomo non deve diventare soltanto il ricordo di un nome, ma occasione per rileggere il tempo che quell’uomo ha attraversato. Non scrivo per giudicare il cardinale Camillo Ruini. Non scrivo per costruire un santo o un colpevole. La storia non è un tribunale costruito sulle simpatie del presente: è un grande archivio umano dove dobbiamo entrare senza paura, soprattutto quando troviamo pagine che non confermano le nostre idee. Scrivo soprattutto per i miei allievi: non prendete mai un pensiero già confezionato. Leggete, cercate, attraversate le contraddizioni e poi costruite la vostra coscienza. Perché la domanda vera non è soltanto: “quali sono i valori non negoziabili?”. La domanda precedente è: chi li definisce? Dentro quale tempo storico nascono? Quali opere producono?

L’Italia che arriva alla Repubblica porta sulle spalle una storia pesantissima: il fascismo, la guerra, le leggi razziali, le macerie materiali e morali. Anche la Chiesa attraversa quel tempo con luci e ombre: silenzi e coraggi, prudenza e testimonianze, istituzioni e uomini che fecero scelte diverse davanti alla stessa storia. Perché la storia non è mai composta da una sola fotografia. Ci sono i Patti Lateranensi del 1929, che chiudono una lunga frattura tra Stato italiano e Chiesa nata dal Risorgimento, ma lasciano aperta una domanda che accompagnerà il Novecento: quale rapporto deve esserci tra fede, coscienza personale e potere politico?

Poi arriva la Repubblica. Dopo il disastro, cattolici, laici, socialisti, liberali e comunisti si ritrovano a scrivere una casa comune: la Costituzione. Persone lontanissime comprendono che esiste una domanda più grande delle appartenenze: come impediamo che l’uomo venga ancora distrutto? La Democrazia Cristiana diventa per decenni la grande casa politica di una parte importante del cattolicesimo italiano. Dentro quella storia troviamo servizio e potere, grandi figure e grandi contraddizioni. Poi quella casa finisce. I cattolici si disperdono: alcuni scelgono la destra, altri la sinistra, altri non trovano più una collocazione.

È il tempo in cui la Chiesa italiana cerca un nuovo modo di essere presente nella società. Ruini interpreta quella stagione. Ritiene necessario difendere alcuni principi definiti “valori non negoziabili”: vita, famiglia, identità cristiana. Altri cattolici, come Romano Prodi e la tradizione democratico-progressista, scelgono un altro percorso: la responsabilità della coscienza personale del credente dentro una società plurale. Due strade diverse nate anche da una stessa radice.

Ed è qui che i ragazzi devono fermarsi. Non per scegliere una tifoseria, ma per capire. Perché un valore proclamato non basta. La storia degli uomini non si misura soltanto dalle parole dette, dai documenti scritti o dalle bandiere alzate. Si misura dalle opere. Il Novecento ci ha insegnato che ogni volta che qualcuno ha detto “questa è l’unica verità e nessuno può discutere”, l’uomo ha rischiato di perdere sé stesso. È accaduto con il fascismo. È accaduto con i totalitarismi comunisti. Accade ogni volta che un’idea diventa più importante della persona che abbiamo davanti.

Il valore non vive perché lo dichiariamo non negoziabile. Vive perché qualcuno lo incarna: il pane dato a chi non ne ha, la dignità riconosciuta al debole, la mano offerta a chi cade, la libertà lasciata anche a chi sceglie diversamente da noi. Forse il problema del nostro tempo è che molti cercano il binario più comodo: quello dell’appartenenza, della convenienza, della propria tribù. È più facile scegliere una squadra che attraversare il dubbio.

Ma la storia non cresce con gli slogan. Cresce con uomini che hanno il coraggio di farsi domande. Questo è forse il piccolo spazio del giornalismo antropologico: non inseguire soltanto il rumore del giorno, ma chiedersi cosa resta dell’uomo dopo il passaggio del tempo. Non vi dico cosa dovete pensare. Vi chiedo solo di non smettere di pensare. Perché la libertà non è ricevere una risposta: è avere gli strumenti per cercarla.

Il Vecchio del Decumano osserva ottant’anni di Repubblica, di Chiesa, di politica e di passioni umane e alla fine comprende che la storia non domanda quali valori abbiamo scritto sui muri. Domanda quali uomini abbiamo aiutato a restare in piedi. Perché alla fine non resteranno le parole più forti. Resteranno le opere degli uomini.

Fuoritempo – Fotografia Vagabonda
Il Vecchio del Decumano

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