LA CASA NON È UN MURO: È IL PRIMO LUOGO DELL’UOMO
Riflessione dal Decumano Minore
Ciro Scognamiglio 12 giugno 2026
Leggo con attenzione l’analisi del prof. Giovanni Laino e ritrovo una domanda che attraversa il nostro tempo: quando una casa smette di essere un diritto e diventa soltanto un prodotto di mercato, cosa resta della comunità?
Perché la casa non è solo cemento, mattoni, una chiave nella tasca.
La casa è il primo spazio antropologico dell’uomo.
È il luogo dove un bambino impara il mondo, dove una famiglia costruisce memoria, dove un anziano conserva le tracce della propria vita.
Le città moderne rischiano invece di diventare territori dove chi possiede resta e chi non riesce a sostenere il costo della vita viene lentamente spostato fuori. Ma una città che allontana le persone più fragili perde anche una parte della propria anima.
Dal mio osservatorio di strada vedo una contraddizione: costruiamo palazzi sempre più moderni, ma rischiamo di costruire meno appartenenza.
Una volta il vicolo, il rione, il palazzo popolare non erano soltanto abitazioni: erano reti umane. C’era difficoltà, certamente, ma esisteva una comunità che si riconosceva.
Il futuro non può essere solo calcolo economico. Deve tornare a chiedersi: chi abiterà questi luoghi? Quale vita nascerà dentro queste mura?
Perché il vero degrado non nasce da una casa semplice.
Nasce quando una società dimentica che dentro ogni porta vive una storia.
La casa deve tornare ad essere un diritto perché senza un luogo dove appartenere, l’uomo diventa straniero anche nella propria città.
’O professore ra strada
Ciro Scognamiglio
Lontani La Traversata – Fotografia Vagabonda

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