LONTANI LA TRAVERSATA

CIALTRONISMO PRE-ELETTORALE

Quando tutti parlano di futuro ma nessuno vuole giocare la partita

Ciro Scognamiglio 7 giugno 2026

L’intervento pubblicato sul blog di Beppe Grillo a firma del professor Marco Bella, già deputato del Movimento 5 Stelle e oggi professore associato di Chimica Organica all’Università La Sapienza di Roma, ha aperto un confronto duro dentro l’area progressista sul tema della transizione energetica.

Bella critica la contraddizione politica di chi contesta il ritorno al nucleare ma, contemporaneamente, ostacola lo sviluppo di nuovi impianti da fonti rinnovabili, portando come esempio il dibattito in Sardegna sulle autorizzazioni per eolico e fotovoltaico.

La frase più dura del professore è diventata il centro del confronto:

«Se si dice di no all’allucinazione nucleare, non si possono poi bloccare le rinnovabili, perché si fa la figura dei cialtroni».

Una provocazione forte. Ma dietro una parola dura resta una domanda vera: l’Italia vuole davvero cambiare modello energetico o vuole soltanto fare battaglie di posizione?

Alcune cose affermate dal professore hanno un fondamento e meritano discussione, senza trasformare ogni tema scientifico in una curva da stadio.

La transizione energetica non può diventare uno slogan da campagna elettorale.

È troppo facile dire no al nucleare, no alle fonti fossili, sì all’ambiente, e poi quando bisogna decidere dove mettere un pannello, una pala eolica, una rete energetica, iniziare la lunga partita dei rinvii.

È la vecchia malattia italiana: tutti commentatori dalla tribuna, pochi disponibili a entrare in campo.

Perché una cosa va detta: anche le rinnovabili non sono una bacchetta magica. Hanno bisogno di progettazione, valutazione ambientale, rispetto dei territori, reti moderne e capacità di accumulo dell’energia.

Ma bloccare tutto per paura del consenso significa non governare il futuro.

Questa è la vera pre-tattica elettorale: non giocare la partita, aspettando solo l’errore dell’avversario.

La politica rischia di comportarsi come una squadra che studia per novanta minuti la formazione negli spogliatoi, mentre fuori la partita è già iniziata.

La domanda non è:

“Chi vince tra destra e sinistra?”

La domanda è:

chi sta preparando l’Italia dei prossimi trent’anni?

Perché mentre noi discutiamo, il mondo corre su ricerca, energia, brevetti e nuove competenze.

Difendere il paesaggio è fondamentale. Ma difendere non significa imbalsamare. Una casa antica non si salva murandone porte e finestre: si salva restaurandola e facendola vivere.

Attenzione: se la politica continua a trasformare ogni scelta in propaganda, crescerà un altro movimento. Non necessariamente un partito.

Crescerà il movimento silenzioso di chi non accetta più parole senza conseguenze.

Quelli che chiedono semplicemente:

meno slogan, più responsabilità.
Meno bandiere sul futuro, più futuro costruito.

Ciro Scognamiglio
Lontani La Traversata

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