LONTANI LA TRAVERSATA
FONDO 05 giugno2026
IL MIO NUCLEARE DA BIOFISICO PENTITO
L’atomo, il dubbio e il dovere di cambiare idea
Ciro Scognamiglio
C’è un momento nella vita in cui chi ha studiato deve avere il coraggio più difficile: non difendere ciò che pensava ieri, ma verificare se sia ancora valido oggi.
La scienza nasce proprio da questo. Dal dubbio. Dalla prova. Dalla capacità di correggere la strada.
Da ragazzo guardavo l’atomo come una delle più grandi conquiste dell’intelligenza umana. La fisica apriva una porta meravigliosa: dentro la materia, apparentemente immobile, esisteva un universo invisibile di energia.
Quel ragazzo ci ha creduto.
Quel ragazzo ha studiato.
Oggi quell’uomo non rinnega la scienza, perché rinnegare la conoscenza sarebbe il primo tradimento verso il futuro.
Ma guarda con più attenzione il rapporto tra l’uomo e la potenza che riesce a costruire. Il dibattito sul nucleare è tornato nelle nostre case e, come spesso accade, rischiamo di trasformarlo in una partita: favorevoli contro contrari.
L’atomo però non appartiene alle tifoserie.
L’atomo non conosce programmi elettorali.
Segue soltanto le leggi della fisica.
La fissione nucleare, utilizzata dalle centrali attuali, libera energia attraverso la divisione di nuclei pesanti. Ha permesso per decenni una grande produzione elettrica, ma porta con sé interrogativi enormi: sicurezza, gestione delle scorie, responsabilità nel tempo.
Perché alcune scelte dell’uomo durano più dell’uomo stesso.
La fusione nucleare rappresenta invece un’altra frontiera: provare a imitare il processo delle stelle, unendo nuclei leggeri invece di dividerli. È una speranza scientifica straordinaria, ma tra un esperimento e una soluzione industriale ci sono ricerca, anni di lavoro e non slogan.
La politica spesso cerca risposte immediate.
La scienza invece conosce una parola dimenticata: pazienza.
C’è poi una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di guardare.
L’Italia ha scelto una strada, ma vive dentro un’Europa dove l’energia non conosce muri. La Francia, ai nostri confini, produce energia nucleare. Una parte dell’energia che attraversa il continente nasce anche da quelle scelte.
Durante il mio viaggio verso la Germania, passando dal Brennero, ho pensato proprio a questo: i confini degli uomini sono linee sulle mappe, ma i grandi problemi dell’umanità viaggiano oltre.
Energia. Ambiente.Futuro.
Non possiamo volere tutto acceso e pretendere che ogni responsabilità abiti sempre nel giardino degli altri.
Vale per il nucleare. Vale per i termovalorizzatori. Vale per ogni opera che divide la società. La vera domanda allora non è soltanto cosa possiamo costruire. La domanda è quale uomo vogliamo essere mentre costruiamo.
FUORITEMPO
La scienza non ha bisogno di tifosi –Il Vecchio Seduto Fuori chiude il giornale.
Non prende una bandiera. Prende una matita. Perché prima di urlare bisogna conoscere. La fissione ci ha mostrato la forza dell’uomo capace di entrare nel cuore della materia. La fusione ci ricorda che siamo ancora studenti davanti all’universo.
Due parole quasi opposte: dividere. unire.
Forse dentro queste due parole non c’è solo la fisica. C’è anche la nostra storia. Abbiamo imparato a dividere l’atomo. Ora dobbiamo imparare a non dividere l’uomo. Ai ragazzi che verranno non lasciamo certezze gridate. Lasciamo la voglia di studiare. Perché cambiare idea dopo una vita di ricerca non è una sconfitta. È l’ultima lezione della conoscenza. L’energia più difficile da produrre non nasce dentro una centrale.
Nasce dentro la coscienza.

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