COSTUMI

2 GIUGNO 2026 — GLI 80 ANNI DELLA RAGAZZA CHIAMATA ITALIA

Gaetano Genovesi: quando una pizza racconta il viaggio di una famiglia, di Napoli e della Repubblica

Fotografia Vagabonda – Lontani La Traversata – NOI99sempre

Il 2 giugno 2026 l’Italia festeggia gli ottant’anni della Repubblica nata nel 1946, quando un Paese uscito dalla guerra, dalle macerie e dalla fame decise di rimettersi in cammino. Una giovane ragazza chiamata Italia repubblicana, ferita ma determinata a costruire un futuro diverso. Per raccontare questa giornata abbiamo scelto Napoli, non solo quella delle cerimonie e dei luoghi istituzionali, ma quella delle persone, dei mestieri, dei sapori e delle mani che attraversano le generazioni.

Il viaggio parte da Piazza del Plebiscito attraversando il cuore storico della città. Palazzo Reale, Palazzo Salerno, le strade dove sono passati monarchia, guerre, cambiamenti politici e sociali. Luoghi che ricordano come ogni epoca abbia avuto le proprie contraddizioni, perché la storia degli uomini non appartiene mai completamente alla luce o all’ombra. Noi siamo figli del Novecento e della Repubblica, una generazione che ha ascoltato abbastanza racconti per sapere che il futuro nasce solo quando si comprende il passato.

L’Italia conosceva la fame già prima del 1946. Dopo l’Unità del 1861 nacque una nazione nuova, ma ancora attraversata da grandi differenze economiche e sociali. Poi il Novecento portò guerre, distruzioni e nuove povertà. La fine del conflitto non cancellò tutto in un giorno: il dopoguerra significò ricostruire case, fabbriche, scuole e soprattutto speranza. Gli italiani impararono che la libertà non era un dono ricevuto per sempre, ma qualcosa da custodire quotidianamente, proprio come un impasto che richiede tempo, cura e mani capaci.

Forse non esiste simbolo più semplice della pizza per raccontare Napoli e una parte della storia italiana. La pizza nasce dal poco che diventa molto: acqua, farina, lievito e fuoco. È stata il cibo del viandante, dell’operaio, delle famiglie popolari, del ragazzo del vicolo. Non era lusso, era intelligenza del popolo: la capacità di trasformare la necessità in cultura.

Da questo pensiero nasce il nostro arrivo in via Manzoni, da Gaetano Genovesi. Non una semplice degustazione, ma l’incontro con una storia di famiglia, perché dietro un mestiere vero c’è sempre qualcuno che prima ha insegnato. La storia di Gaetano parte dal padre Antonio Genovesi, dalla scuola antica della pizzeria napoletana fatta di osservazione, lavoro e rispetto della materia. La farina sulle mani prima ancora dei riconoscimenti.

Gaetano raccoglie quel percorso e costruisce la sua identità, portando avanti la tradizione napoletana e aprendola alla ricerca. Una strada che oggi continua con il figlio Francesco, terza generazione davanti allo stesso elemento fondamentale: il forno. La Repubblica compie ottant’anni e una famiglia di pizzaioli attraversa tre generazioni: il messaggio è lo stesso, il futuro nasce quando qualcuno trasmette un sapere.

Il forno di Gaetano Genovesi non è soltanto uno strumento di lavoro, ma il luogo dove esperienza, tecnica e memoria si incontrano. La sua pizza racconta attenzione all’impasto, ai tempi, alla leggerezza e all’equilibrio dei sapori, perché una pizza non deve convincere soltanto al primo morso ma deve raccontare qualità anche dopo.

La degustazione diventa il nostro taccuino di viaggio. Prima il fritto e la frittatina, Napoli che prende ingredienti semplici e li trasforma in identità. Poi arriva la Margherita, la prova più difficile perché nella semplicità non ci si può nascondere: pomodoro, mozzarella, basilico e olio. Nella versione degustata entra anche la firma di Gaetano, il cornicione con ricotta, quel bordo che non resta soltanto cornice ma diventa parte del racconto.

Poi arriva la pizza gourmet con peperoncini verdi e tarallo. Due simboli popolari che si incontrano: il peperoncino verde richiama le cucine di casa, i profumi familiari e le tavole napoletane; il tarallo porta con sé la strada, il cammino e il sapore antico della città. Gaetano li unisce senza cancellarne l’origine, perché innovare non significa dimenticare ma portare avanti.

Forse è questo il filo che unisce il nostro viaggio del 2 giugno: una Repubblica non vive soltanto nei palazzi, vive negli uomini e nelle donne che ogni giorno fanno bene il proprio lavoro, negli artigiani, nei maestri, nelle famiglie che consegnano qualcosa a chi verrà dopo.

Il giornalista di strada passa e prende nota. Il protagonista resta chi costruisce. Oggi il protagonista è Gaetano Genovesi, pizzaiolo napoletano dentro una lunga storia di mani, fuoco e memoria.

Perché la memoria non è soltanto guardare indietro: è il lievito che permette ancora alla storia di crescere.

Ciro Scognamiglio
Fotografia Vagabonda – Lontani La Traversata – COSTUMI
NOI99sempre – 2 giugno 2026

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