CHI ERAVAMO, DOPO CHE AVEVAMO CAPITO DA DOVE PROVENIVAMO
Napoli Redazione pianura 30 Giugno 2026 ( per voi che leggete)
Le fotografie raccontano molto più di quanto mostrano. Non sono tre ritratti. Sono cinquant’anni di scuola, università, laboratori, navigazione, officine, formazione continua e soprattutto relazioni umane. Il Vecchio del Terzo Binario le osserva e sorride. Non guarda i volti. Guarda il tempo. Perché il compito di chi insegna non è produrre copie di sé stesso ma aiutare ogni ragazzo a diventare ciò che può essere.
Nelle immagini ci sono Vincenzo Scotto Lavina, Antonio Pone e Salvatore Fontanella. Professionisti diversi, percorsi differenti, competenze costruite giorno dopo giorno attraverso studio, sacrificio e passione. Uno opera nel mondo della navigazione e delle rotte, un altro nella complessità delle tecnologie e dei sistemi, un altro ancora nella meccanica che permette alle grandi macchine di continuare a vivere. Professioni spesso invisibili al grande pubblico ma essenziali per il funzionamento di quel mondo che produce ricchezza, trasporta persone e merci, collega continenti e garantisce sviluppo.
Chi scrive li conobbe ragazzi. Alcuni avevano appena quattordici anni. Oggi sono uomini. E questa non è una celebrazione personale. È una riflessione sulla funzione della scuola e sulla responsabilità della formazione. In un tempo che premia l’apparenza, la velocità e il consenso immediato, essi rappresentano il valore della preparazione silenziosa. Non appartengono al mondo del gossip, delle mode passeggere o della visibilità a ogni costo. Appartengono alla categoria sempre più rara di coloro che hanno scelto di studiare.
La scienza insegna che nessuna specie sopravvive senza trasmettere conoscenza. La fitness evolutiva non coincide con la forza del singolo ma con la capacità della comunità di trasferire competenze, esperienza e adattamento alle generazioni successive. Dalla prima organizzazione cellulare fino alle società contemporanee il principio è rimasto identico: la vita continua perché qualcuno insegna e qualcun altro impara. In questo senso la scuola non è un edificio ma una funzione biologica e culturale della specie umana.
Per cinquant’anni, nelle aule del Nautico Duca degli Abruzzi e in tanti altri luoghi di formazione, si è provato a trasmettere un messaggio semplice: studiare. Studiare per comprendere. Studiare per essere liberi. Studiare per non dipendere dall’ignoranza. Studiare per servire meglio la società. Se esiste una vera democrazia della conoscenza è tutta racchiusa in queste tre parole: studiare, studiare, studiare.
Oggi il Vecchio del Terzo Binario guarda avanti. Non ai prossimi anni ma ai prossimi novecentosettantaquattro. Ai ragazzi del 3000. A coloro che un giorno si domanderanno chi fossimo. Forse non ricorderanno i nostri nomi. Forse non sapranno nulla delle nostre carriere. Ma se erediteranno il gusto della ricerca, il rispetto della conoscenza e la volontà di continuare a imparare, allora qualcosa di noi sarà arrivato fino a loro.
Le fotografie ingialliscono. I titoli si dimenticano. Le cariche passano. Le competenze condivise restano. E forse questa è la forma più alta di eredità che una generazione possa consegnare alla successiva.
Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata

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