LONTANI LA TRAVERSATA
Lettere dal Decumano Minore
27 maggio 2026
TRE CUORI DI SHALOM
Don Maurizio Patriciello, Antonio Marfella e la Terra dei Fuochi che non smette di chiedere giustizia
NAPOLI — Ci sono uomini che attraversano il proprio tempo senza cercare il ruolo di simbolo. Ma finiscono per diventarlo perché restano al loro posto quando gli altri scelgono il silenzio.
Nella lunga e dolorosa vicenda della Terra dei Fuochi, uno di questi uomini è senza dubbio Don Maurizio Patriciello.
Parroco del Parco Verde di Caivano, sacerdote sotto scorta, voce storica della denuncia ambientale in Campania, Don Maurizio rappresenta oggi molto più di una figura religiosa. È diventato negli anni una presenza morale dentro una terra consumata dai roghi tossici, dai tumori, dall’abbandono istituzionale e dalla paura.
La sua storia non nasce però nei percorsi tradizionali del sacerdozio.
Prima infermiere, abituato a guardare negli occhi la sofferenza umana, Maurizio Patriciello arriva alla vocazione adulta dopo l’incontro con un frate francescano che gli cambia lentamente lo sguardo sulla vita. Una scelta maturata tardi, ma forse proprio per questo più radicata nella concretezza dell’uomo e del dolore reale.
Quando viene inviato a Caivano entra in uno dei territori più difficili della Campania.
Camorra, degrado sociale, povertà educativa, spaccio e soprattutto l’avvelenamento silenzioso della terra.
Ed è lì che la sua parrocchia smette di essere soltanto una chiesa.
Diventa presidio umano.
Luogo di ascolto.
Frontiera civile.
Dentro quelle mura arrivano famiglie distrutte dai tumori, madri che chiedono spiegazioni, giovani segnati dalle malattie, bambini morti troppo presto. Don Maurizio comprende prima di molti altri che la Terra dei Fuochi non è soltanto un’emergenza ambientale: è una questione morale.
Comincia così una battaglia pubblica che rompe anni di silenzi.
Denuncia i roghi tossici, gli sversamenti illegali, l’intreccio criminale che ha trasformato vaste aree tra Napoli e Caserta in una discarica velenosa. Una denuncia che negli anni gli costa intimidazioni, minacce e la necessità della scorta.
Tra gli episodi più inquietanti resta il ritrovamento di un bossolo lasciato in chiesa durante una celebrazione religiosa: un messaggio mafioso diretto, consegnato nel luogo che per lui rappresenta fede, popolo e comunità. Poi arriveranno altri atti intimidatori, fino alla bomba esplosa davanti alla parrocchia nel giorno del suo compleanno.
Eppure Don Maurizio non arretra.
Non trasforma mai il dolore in rabbia personale.
Trasforma invece la sofferenza collettiva in responsabilità civile.
Accanto a lui, in questi anni, si muove la figura del professor Antonio Marfella, oncologo e medico dell’ambiente, tra i primi a collegare scientificamente l’aumento delle patologie oncologiche con l’inquinamento ambientale nella Terra dei Fuochi.
Con Marfella, fede e scienza smettono di camminare separate.
La denuncia morale e quella scientifica finiscono per unirsi nella stessa battaglia.
In questo percorso si inserisce anche il lavoro giornalistico e comunicativo sviluppato negli anni da chi scrive, allora dirigente scolastico e docente dell’area scientifica, impegnato nel racconto civile e antropologico di quei territori attraverso articoli, incontri e testimonianze pubbliche.
La recente visita di Papa Leone XIV ad Acerra ha assunto in questo senso un forte valore simbolico.
Dopo Papa Francesco e la Laudato Si’, anche il nuovo Pontefice sembra voler riportare al centro il rapporto tra uomo, ambiente e dignità umana. Non a caso la scelta del nome Leone richiama storicamente Leone XIII e la Rerum Novarum, l’enciclica sociale che aprì la Chiesa moderna alle questioni del lavoro e della giustizia sociale.
Acerra, Caivano, la Terra dei Fuochi: luoghi che oggi non rappresentano soltanto emergenze ambientali, ma interrogativi morali rivolti all’intero Paese.
Ed è forse proprio questo il punto più profondo della vicenda umana di Don Maurizio Patriciello: aver dimostrato che un sacerdote può ancora diventare coscienza civile di un territorio senza smettere di essere uomo del Vangelo.
FUORITEMPO
“Ci sono uomini che non salvano la terra parlando di speranza.
La salvano restando dentro il dolore degli altri.”

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