LONTANI LA TRAVERSATA – VIANSA99SPORT-25 maggio 2026
Napoli, Conte e il lunedì del barbiere: adesso tocca ai ragazzi raccontare il calcio

di Redazione Giovani VIANSA99SPORT

Il lunedì dopo la fine del campionato, a Napoli, non è mai un giorno normale.
È il giorno dei bar, delle barberie, dei motorini fermi fuori ai vicoli, delle televisioni accese senza audio e delle discussioni che sembrano processi popolari.

E quest’anno il nome è uno solo: Antonio Conte.

L’addio del tecnico azzurro ha lasciato una città sospesa tra gratitudine e amarezza. Da una parte uno scudetto riportato a casa contro ogni previsione, una qualificazione Champions conquistata e una squadra ricostruita dopo macerie tecniche e ambientali. Dall’altra, il racconto di un uomo che si sarebbe sentito lasciato solo, troppo criticato, poco difeso.

Le parole riportate in queste ore dai giornali nazionali e locali stanno facendo discutere tifosi e opinionisti. Conte avrebbe sofferto il cosiddetto “fuoco amico”, quella critica interna che a Napoli spesso pesa più degli avversari.

E nei vicoli il dibattito è già aperto.

C’è chi dice che un allenatore del suo livello dovesse conoscere la pressione della piazza.
E c’è chi, invece, sostiene che Napoli debba imparare a proteggere chi prova davvero a vincere.

Intanto il calcio torna ad essere quello che è sempre stato nel Sud: antropologia popolare.
Una discussione continua tra emozione e appartenenza.

Al bar si parla di De Laurentiis.
Dal barbiere si parla della figlia Vittoria che avrebbe pianto per l’addio del padre.
Nei social ognuno si sente allenatore, dirigente, giudice.

E forse proprio qui sta il punto.

Il calcio non è più soltanto sport.
È identità collettiva.
È bisogno di sentirsi parte di qualcosa che resiste.

Adesso, però, tocca ai ragazzi raccontarlo.
Con le loro parole.
Con i loro occhi.
Con il loro linguaggio.

Perché chi dirige un giornale deve anche sapere quando fare un passo indietro e lasciare spazio a chi viene dopo.

E forse il vero scudetto, oggi, è proprio questo.

Fuoritempo
Un maestro non è chi scrive sempre.
È chi consegna le chiavi e resta abbastanza vicino da vedere se qualcuno avrà il coraggio di aprire la porta.

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