LONTANI LA TRAVERSATA – ACERRA, 25 maggio 2026
Antonio Marfella, le lacrime davanti al Papa e la Terra dei Fuochi che non vuole morire
Ci sono uomini che non cercano visibilità. Cercano verità.
Antonio Marfella appartiene a questa razza sempre più rara: uomini che consumano la propria vita per difendere quella degli altri. E quando un uomo così piange davanti a un Papa, bisogna fermarsi e ascoltare.
Ad Acerra, davanti a Papa Leone XIV, Antonio Marfella non ha nascosto le lacrime. Non erano lacrime di sconfitta. Erano vent’anni di dolore, lotta, isolamento, rabbia e speranza che cadevano insieme sul volto di un medico diventato egli stesso malato, pur di non abbandonare il suo popolo.
La Terra dei Fuochi non è uno slogan mediatico. È una ferita aperta dentro la Campania. È il volto delle madri che aspettano risposte. È l’odore acre dei roghi. È il silenzio delle istituzioni quando i dati fanno paura. È la vita di chi continua a morire mentre altri discutono ancora se sia giusto chiamarla “emergenza”.
Marfella e i medici per l’ambiente hanno combattuto quasi da soli. Hanno sfidato il negazionismo, l’indifferenza, perfino la stanchezza umana. Lo hanno fatto con i dati, con la scienza, ma soprattutto con la coscienza.
L’arrivo del Papa ad Acerra non chiude nulla. Ma accende una luce morale potente. Perché quando la Chiesa entra nei territori feriti e ascolta gli ammalati, la sofferenza smette di essere periferia.
Antonio mi ha detto una frase semplice:
“Scrivilo tu. Perché tu mi vedi.”
Ed è forse questo il compito del giornalismo quando resta umano: vedere gli uomini prima delle notizie.
Da questo piccolo blog nato nei vicoli e nelle periferie dell’anima, io vedo Antonio Marfella come uno degli ultimi uomini che hanno scelto di vivere per servire e non di servire per vivere.
Per questo oggi non pubblico soltanto un articolo. Pubblico un abbraccio umano.
Fuoritempo
Le lacrime degli uomini giusti non bagnano il volto: irrigano la memoria.
Ciro Scognamiglio
Direttore Lontani La Traversata

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