FUORITEMPO 24 maggio 2024

Le fotografie fermano i volti, ma non spiegano mai fino in fondo il peso delle coscienze. Chi guarda una scena vede un attimo; chi l’ha vissuta porta addosso anni di silenzi, fatiche, contraddizioni, mani tese e porte chiuse. Per questo la memoria non va giudicata da una posa o da un sorriso: spesso dietro una fotografia c’è un popolo intero che ha tentato, nel bene e nel male, di restare umano.

LONTANI LA TRAVERSATA – Lettere dal Decumano Minore

CONOCAL, DIECI ANNI DOPO: “IL GALLO CANTÒ TRE VOLTE, MA IL POPOLO SA”

C’erano le periferie prima delle inaugurazioni, prima delle fotografie istituzionali, prima dei sorrisi da palco. C’erano stanze distrutte, locali abbandonati, soldi pubblici immobilizzati, palestre ridotte a simboli svuotati e una scuola che sembrava lasciata al destino. Nel 2016 arrivare al Conocal significava entrare nella periferia della periferia, un territorio che molti osservavano da lontano e pochi decidevano di attraversare davvero. Non era una punizione amministrativa, ma una scelta di presenza. Palermo e Napoli sapevano bene quale fosse il percorso che si intendeva costruire: lavorare con il popolo e dentro il popolo.

Tornavo da una missione siciliana che mi aveva lasciato il cuore aperto e trovai uomini e donne che, pur di condividere una speranza, arrivavano alle sette del mattino fuori orario, correvano dietro a un’idea di scuola diversa, cercavano un orientamento umano prima ancora che burocratico. In quelle albe trovai custodi atipici, figure dissonanti, ruoli che spesso si presentavano come fattrici del bene mentre il territorio viveva ancora il peso delle sue contraddizioni.

La vera storia non erano le parole, ma la Bordiga lì davanti: locali occupati, macerie, strutture piegate dall’abbandono, spazi che avrebbero dovuto appartenere ai ragazzi e invece sopravvivevano come ferite aperte. Eppure la gente cercava dialogo, voleva capire, domandava verità. Io e il Direttore ci comprendemmo senza bisogno di troppe scene e chiudemmo quel percorso con rispetto reciproco.

Ma il gallo cantò tre volte prima della mia uscita, come sempre accade quando un uomo diventa ingombrante perché parla troppo chiaramente. Oggi il Centro inaugurato davanti a quella storia rappresenta un segno concreto e nessuno dovrebbe dimenticare da dove tutto è partito. Il popolo ride quando la memoria viene cancellata o trasformata in favola social. Facebook può diventare una cattiva piazza se l’ironia prende il posto della verità e se il racconto smette di appartenere a chi ha vissuto i territori.

Io resto quello di allora: uomo della verità, robusto nella coscienza anche con una gamba offesa, stabile perché ho scelto di vivere per servire e non servire per vivere. Oggi parlo ai vicoli come ieri parlavo alle periferie e guardando il tempo che passa posso solo dire una cosa a chi ha condiviso quegli anni: mi mancate tutte e tutti, anche quelli che sentirono il gallo cantare tre volte.

— CIROSCO99
“L’uomo del vicolo”

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