LONTANI LA TRAVERSATA
–: CAPACI, 23 MAGGIO 2026 :-
Falcone, la memoria e il coraggio di domandarci chi siamo diventati
Ventiquattro ore di commemorazioni.
Corone di fiori.
Discorsi ufficiali.
Telecamere.
Post sui social.
E poi il rischio, ancora una volta, che tutto ritorni silenziosamente dentro la normalità di un Paese che troppo spesso ricorda i propri morti senza avere il coraggio di interrogare i vivi.
Il 23 maggio 1992, nella strage di Capaci, morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Non morirono soltanto servitori dello Stato. Morì una parte della fiducia collettiva degli italiani.
Oggi, nel 2026, quella lapide non può essere soltanto marmo commemorativo.
Deve diventare domanda antropologica, civile e morale.
Che cosa abbiamo costruito in questi decenni?
Cosa raccontiamo ai nostri giovani?
Quale idea di giustizia trasmettiamo a una generazione cresciuta tra paura sociale, sfiducia istituzionale e comunicazione urlata?
Il problema non è ricordare Falcone un giorno all’anno.
Il problema è capire se il suo sacrificio abbia realmente trasformato il nostro modo di essere cittadini.
Molti italiani, oggi, parlano con amarezza di una giustizia distante, lenta, spesso percepita come incapace di proteggere fino in fondo il cittadino comune.
Una riflessione scomoda, certo.
Ma nasconderla significherebbe tradire proprio quella verità che Falcone cercò fino all’ultimo respiro.
La memoria non deve essere comoda.
La memoria deve disturbare le coscienze.
Capaci non riguarda soltanto la Sicilia.
Riguarda Napoli.
Riguarda la Campania.
Riguarda ogni territorio dove il potere tenta ancora di sostituirsi alla dignità umana.
E allora quella lapide diventa specchio.
Specchio di un’Italia capace di produrre eroi civili ma anche di lasciare troppo spesso soli coloro che combattono per il bene comune.
Specchio di una società che rischia di abituarsi alla violenza morale, al compromesso, all’indifferenza.
Da uomo di scuola, da giornalista di strada e da cittadino del Sud, oggi sento il bisogno di fermarmi e riflettere.
Perché il rumore del mondo rischia di coprire la sostanza delle domande vere.
Che uomini siamo diventati?
Siamo ancora capaci di educare alla coscienza critica?
Siamo ancora sapiens oppure consumatori distratti di memoria veloce?
Per questo motivo, da oggi, mi prenderò un periodo sabatico.
Ridurrò il lavoro pubblico e il rumore quotidiano per dedicarmi alla scrittura del libro che porto dentro da anni: una ricerca sull’uomo, sulla memoria e sul futuro.
Da dove veniamo.
Chi siamo.
Dove andiamo.
Forse è arrivato il momento del silenzio necessario per comprendere meglio il nostro tempo.
E forse, proprio guardando la lapide di Capaci, possiamo ancora imparare che la verità non appartiene ai monumenti, ma alla responsabilità quotidiana degli uomini.
Shalom.

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