LONTANI LA TRAVERSATA – Pozzuoli, Campi Flegrei
21 Maggio 2026 – Scrivo oggi per ieri
ABSTRACT – FOTOGRAFIA VAGABONDA
Ai Campi Flegrei la cultura ha provato ancora a parlarsi negli occhi.
Tra libri, saggi, memoria e giovani inquieti, resta una domanda che il vecchio preside porta fuori dalla sala: stiamo trasmettendo davvero cultura alle nuove leve o raccontiamo soltanto noi stessi?
Il monello della comunicazione osserva, ama e racconta anche il proprio disagio.
Perché il lavoro della cultura resta ancora in itinere.
CIRO SCOGNAMIGLIO
Fotografia Vagabonda – Lontani La Traversata
(saranno pubblicate le tre interviste TV del giornale a Gea Palumbo, Don Roberto Del Riccio e al fumettista e saggista Pasquale Ruju)
Un plauso sincero alla Prof.ssa Gea Palumbo e a Don Roberto Del Riccio — sacerdote e compagno di un tratto importante della mia vita umana e spirituale — per avere creduto ancora nella cultura come luogo d’incontro, ascolto e responsabilità civile nei Campi Flegrei.
Il Festival della Letteratura Gialla – Giallo Flegreo ha avuto il merito autentico di riportare parola, libro e confronto dentro un territorio che necessita non solo di cronaca, ma di pensiero. Per questo il mio ringraziamento va anche a tutti i relatori, ai saggisti, agli autori, ai sindaci, agli amministratori e ai rappresentanti istituzionali presenti nella locandina della seconda edizione del Festival: donne e uomini che hanno offerto presenza, studio e testimonianza culturale.
Da vecchio preside, però, e da uomo ancora visceralmente legato ai giovani, sento il dovere di raccontare anche il mio disagio. Perché la cultura non può vivere soltanto di applausi reciproci tra adulti già formati.
Ho osservato attentamente i ragazzi arrivati da Montefalcone di Val Fortore, piccolo centro del Beneventano sospeso tra montagne, vento e silenzi antichi dell’Appennino. Giovani inquieti, spesso distratti, quasi lontani dal linguaggio che noi adulti continuiamo ad usare per raccontarci.
Ed è qui che nasce il dubbio che porto fuori dalla sala:
noi, diversamente giovani, raccontiamo davvero per trasmettere cultura, memoria e passione civile alle nuove leve? Oppure raccontiamo soprattutto noi stessi?
La ragazza seduta accanto a me — assorta, distante, quasi estranea al ritmo della sala — è diventata senza volerlo il simbolo silenzioso di questa riflessione. Dodici o quindici minuti per libro possono avere una funzione organizzativa, ma non bastano a rompere il muro generazionale se manca una lingua capace di entrare nel cuore inquieto dei ragazzi.
Lo scrivente, pur riconoscendo apertamente la statura dei saggisti presenti e i propri limiti da autore, rivendica però un ruolo: parlare ai giovani. Continuare a provarci. Anche quando tutto sembra scorrere addosso.
Il monello della comunicazione vi ama.
Ma resta libero di raccontare il suo disagio.
Molti di noi adulti — me compreso — dovrebbero forse imparare di più il tempo dell’osservazione, dell’ascolto e del mentoring. Non basta pubblicare. Non basta presentare libri. Non basta riempire una sala.
Occorre lasciare qualcosa che resti.
Per questo considero il lavoro dell’Accademia, dei relatori e di tutti coloro che hanno costruito il Giallo Flegreo un lavoro ancora in itinere. E proprio nei confronti sinceri, nelle critiche sobrie e nei dubbi dichiarati pubblicamente, può nascere forse la scintilla capace di trasformare una semplice manifestazione culturale in una vera eredità per i giovani.
Io continuo a provarci.
Con la mia testa.
Con il mio monellaggio.
Con la mia libertà.
CIRO SCOGNAMIGLIO
Direttore – Giornalista
“Lontani La Traversata”
Fine modulo

Lascia un commento