LONTANI LA TRAVERSATA – Lettere dal Decumano Minore 19 maggio 2026

“PANNELLA CI GUARDI!”

“Questa politica è uno schifo!”
Lo dicevamo nei bar, nei vicoli, davanti alle sezioni di partito chiuse e ai manifesti strappati dal vento della notte.
Lo gridavano gli operai, gli studenti, i professori, perfino i vecchi seduti fuori ai bassi di Napoli. E mentre molti urlavano soltanto, uno magro, ostinato, quasi consumato dalla fame e dalle idee, trasformava la protesta in provocazione civile.

Marco Pannella non cercava il consenso facile. Cercava il fastidio delle coscienze. Digiunava mentre gli altri banchettavano. Parlava mentre tutti imparavano il linguaggio del silenzio conveniente. Rompeva il conformismo persino dei suoi amici.

Oggi, nel tempo delle urla digitali e delle appartenenze da tastiera, la frase “questa politica è uno schifo” è tornata nelle case. Ma spesso è diventata solo sfogo sterile.
Pannella, invece, obbligava a scegliere: o partecipi o diventi complice del vuoto.

Era scomodo.
A volte persino eccessivo.
Ma aveva una dannata capacità: costringeva il potere a guardarsi allo specchio.

E allora oggi la domanda non è se avesse ragione o torto.
La domanda è più dura.

Chi disturba più il potere?
Chi digiuna per gli ultimi?
Chi lotta senza chiedere posti?
Chi attraversa le contraddizioni senza trasformarle in mercato elettorale?

La politica contemporanea sembra spesso una fotografia sovraesposta: tutti visibili, nessuno riconoscibile.
Pannella, invece, restava inciso come certe vecchie pellicole in bianco e nero: graffiate, imperfette, ma vere.

Noi del vicolo — quelli che ancora osservano le mani, gli occhi, le rughe della gente — continuiamo a pensare che la politica dovrebbe avere odore di strada e non di studio televisivo. Dovrebbe consumare scarpe, non algoritmi.

Per questo oggi, senza nostalgia retorica ma con inquietudine vera, viene da alzare lo sguardo e dire:

PANNELLA, CI GUARDI.

Perché forse non abbiamo bisogno di santi civili.
Abbiamo bisogno di uomini capaci di perdere qualcosa per ciò in cui credono.

Fuoritempo

“Quando la politica smette di sporcare le scarpe nel mondo reale, comincia a lucidare soltanto le proprie poltrone.”
— CIROSCO99, uomo del vicolo

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