LONTANI LA TRAVERSATA – Lettere dal Decumano Minore
MODENA, PALERMO, NAPOLI: LE STRAGI DELL’INDIFFERENZA
C’è un punto in cui la cronaca smette di essere soltanto cronaca.
E diventa antropologia del dolore.
La tragedia di Modena non è soltanto un fatto di sangue. È il segnale di un’umanità che continua a non capire l’uomo, mentre pretende di governarlo, educarlo, giudicarlo, classificarlo, venderlo perfino come prodotto politico, religioso, economico.
E allora la domanda non è soltanto: perché un ragazzo arriva a distruggersi e a distruggere?
La domanda vera è un’altra:
quando abbiamo smesso di vedere il fratello?
Un tempo si parlava di civiltà.
Oggi parliamo di algoritmi, mercati, strategie, schieramenti, identità da vendere in televisione o nei social.
Ma l’uomo resta sempre lì: solo, fragile, arrabbiato, spesso invisibile.
E quando un invisibile esplode, tutti fingono stupore.
Destra. Sinistra. Centro.
Religioni. Ideologie. Apparati.
Tutti pronti a commentare. Pochi pronti ad ascoltare davvero.
Io appartengo a una generazione che ha conosciuto il dolore fisico, la paura di essere “diverso”, la lotta per non sentirsi escluso. Zoppo da bambino, osservato come fragile, quasi fuori norma. Eppure mai mi sono sentito meno uomo degli altri. Perché la dignità non la dà la perfezione del corpo, ma la capacità di riconoscere l’altro come pari.
Per questo oggi non riesco a dividere le stragi.
Quelle della guerra.
Quelle delle periferie.
Quelle domestiche.
Quelle del silenzio.
Cambiano le armi.
Ma l’origine è identica:
l’uomo che vuole dominare l’uomo.
Abbiamo 37 focolai di guerra nel mondo e continuiamo a parlare di civiltà come se bastasse una parola per essere sapiens. Ma cosa insegniamo davvero? Cosa insegnano le religioni se poi lasciamo i giovani soli davanti al nulla? Cosa insegna la politica se produce solo tifoserie e rancore?
Dal Giurassico al digitale abbiamo costruito macchine immense, ma non siamo ancora riusciti a costruire un’umanità capace di fermarsi davanti al dolore di uno solo.
E allora sì: basta fuffa.
Basta slogan.
Basta bandiere usate come maschere morali.
Modena, Palermo, Napoli non sono soltanto luoghi.
Sono specchi.
Specchi di una società che corre, giudica, consuma, ma non accompagna più nessuno.
Io non ci casco più.
Alla mia età so che l’unica rivoluzione possibile è guardare il proprio simile e riconoscere che senza fraternità non esiste progresso.
Il resto è rumore.
Fuoritempo
L’uomo moderno ha imparato a parlare con il mondo intero, ma ha dimenticato di sedersi accanto a chi gli muore vicino. — CIROSCO99
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