QUALE SPORT! Domenica 17 maggio Tennis a Roma !
Roma, quando una racchetta interroga l’uomo prima ancora del campione [SAVIANplrLontaniLaTraversata]
Roma, 17 maggio 2026. Il giovane Jannik Sinner batte Casper Ruud con un doppio 6-4 e riporta l’Italia sul trono degli Internazionali BNL d’Italia, cinquant’anni dopo l’impresa di Adriano Panatta. In tribuna c’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non una presenza di protocollo, ma il simbolo di un Paese che, per un attimo, torna a riconoscersi in uno sport che educa prima ancora di vincere.
Ma la notizia, per chi osserva il mondo con occhi antropologici, non è soltanto il trofeo. La notizia è l’uomo.
Ruud perde e resta atleta. Accetta la superiorità dell’avversario senza sceneggiate, senza cercare alibi, senza trasformare la sconfitta in spettacolo. Lo sport norvegese oggi lascia il passo all’Italia nel tennis, mentre in altri campi — come il calcio — gli equilibri sembrano ribaltarsi. Eppure proprio qui emerge la domanda più profonda: chi sei quando nessuno può giocare al posto tuo?
Sinner, a 24 anni, non vince soltanto una finale. Vince una postura interiore. Si emoziona davanti a Mattarella. Abbraccia Panatta, che vinse qui nel 1976, quando i suoi genitori ancora non potevano immaginare che un giorno sarebbe nato un ragazzo capace di raccogliere quella memoria e trasformarla in futuro.
E allora ai ragazzi del vicolo bisogna dirlo chiaramente: forse domani qualcuno prenderà una racchetta al posto del vecchio pallone “santos”, quello consumato sull’asfalto delle nostre periferie. Non per tradire il calcio della strada, quello povero e autentico. Ma perché quel mondo, troppo spesso, si è fatto rumore, mercato, appartenenza cieca.
Il tennis, invece, oggi ci ha mostrato un’altra strada. Una palla volante. Regole semplici. Nessun nascondiglio. Nessuna curva che urla per te. Nessun compagno dietro cui rifugiarti. Solo tu, la tua mano, il tuo errore, il tuo carattere.
Da Aristotele fino a Albert Camus, la domanda sull’uomo è sempre la stessa: chi sei quando vinci? Chi sei quando perdi?
Sinner oggi ha risposto senza proclami. Ha mostrato che si può essere primi senza diventare padroni. Si può essere forti senza perdere misura. Si può emozionarsi davanti allo Stato e restare figlio del sacrificio.
E c’è un altro dato che colpisce. Una borsa da 1 milione e 715 mila euro. Una cifra enorme. Ma chi legge solo il denaro non ha capito il senso dello sport. Quella cifra non racconta un uomo solo. Racconta un sistema di lavoro: allenatori, preparatori, fisioterapisti, famiglie, errori, cadute, rinunce. Donne e uomini che costruiscono silenziosamente attorno a un giovane la possibilità di diventare sé stesso.
Fuoritempo
Libero pensiero, in libere gioie vere e non artefatte dai miliardi d’incasso. Perché chi diventa davvero ricco non è chi possiede di più, ma chi resta ricco di sé stesso: nel silenzio, nella perseveranza, nell’amore del sacrificio.
— SAVIANplr2026SPORTnoi99!
Inizio modulo
Fine modulo

Lascia un commento