LONTANI LA TRAVERSATA – LETTERE DAL DECUMANO MINORE
I puntini di Del Genio e la verità del campo
GIOVEDÌ CALCIO 14 maggio 2026
-:Altro che sport: arena, gladiatori e la verità dei puntini… Altro che sport:-
Il calcio moderno somiglia sempre più a una nuova arena imperiale. Il rettangolo verde non è soltanto un campo di gioco: è diventato uno spazio gladiatorio, dove il pubblico applaude o condanna, i social emettono sentenze, e il pollice dell’imperatore del momento decide in pochi secondi chi deve essere esaltato e chi deve essere messo in croce.
Gli imperatori di oggi non portano toga. Portano audience, consenso, interessi, narrazioni. E in mezzo, come allora, restano gli uomini: allenatori, calciatori, tecnici, trasformati spesso in numeri, percentuali, statistiche.
Ma i numeri, quando vengono studiati davvero, raccontano verità che il tifo spesso non vuole ascoltare.
È da qui che parto osservando Paolo Del Genio, uno di quei giornalisti che, nel mio sentire, non porta il tifo davanti alle telecamere: porta metodo.
Nella sua analisi sul lavoro di Antonio Conte, Del Genio ha ricordato che questo Napoli, numeri alla mano, rappresenta solo l’ottavo miglior rendimento per punti dell’ultimo decennio del club. Ha sottolineato che, pur essendo alta la posizione in classifica, il confronto storico racconta altro: alcune stagioni del passato, anche più tormentate, hanno prodotto numeri superiori. Ha richiamato il rendimento europeo, ricordando che anche in Champions i risultati non sono stati tra i più brillanti del ciclo recente. E ha messo al centro un altro dato: tante vittorie di misura, spesso per 1-0, che certamente portano punti, ma non sempre costruiscono un’identità di gioco dominante.
Ed è qui che il mio sguardo non si ferma alle parole. Va oltre. Va su quei puntini che Paolo segna sul rettangolo verde alle sue spalle.
Per molti sono solo grafica televisiva.
Per me no.
Quei puntini spiegano esattamente ciò che Del Genio stava raccontando:
una squadra corta o lunga,
le distanze tra centrocampo e difesa,
gli esterni che accompagnano o restano bassi,
gli spazi lasciati aperti,
le pressioni portate in ritardo,
gli inserimenti mancati.
In quei puntini non vedo soltanto giocatori.
Vedo la geometria del gioco.
Vedo la fisica del movimento.
Vedo la tecnica trasformata in linguaggio comprensibile a chi vuole davvero capire.
E allora quel campo, dietro Paolo Del Genio, non è scenografia. È lavagna di verità.
Io, che spesso mi definisco Nessuno — perché una vita di studio ti insegna prima a dubitare di te stesso che a celebrarti — in quella postura professionale mi riconosco.
Non autoreferenzialità.
Non ricerca di applausi.
Solo appartenenza.
Appartenenza a quel popolo che merita spiegazioni, non slogan. Perché il calcio, quando viene letto da chi studia, non racconta soltanto una partita.
Racconta gli uomini.
Racconta il potere.
Racconta il nostro tempo.
Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata

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