Dai Quartieri Spagnoli alle cattedre del pensiero: quando un nome diventa responsabilità – Giovanni Laino
NAPOLI – LETTERE DAL DECUMANO MINORE – 06 maggio 2026
Ci sono uomini che parlano.
E poi ci sono uomini che, quando parlano, costringono a pensare.
Giovanni Laino appartiene a questa seconda categoria. L’ho ascoltato ancora una volta a Catania, insieme a Salvatore, fratello di vita e di scuola, e in quei seminari non ho visto soltanto il professore, l’urbanista, l’intellettuale. Ho rivisto il ragazzo dei Quartieri Spagnoli. Quello cresciuto tra scale, vicoli, famiglie operaie e silenzi che il dopoguerra aveva inciso sulla pelle di un’intera generazione.
Noi, figli di genitori semplici, cresciuti con la dignità del lavoro, con la memoria della fame vera — quella che non era parola sociologica ma pane contato e sacrificio quotidiano — sappiamo riconoscere chi porta dentro una storia autentica. Giovanni, quando prende parola, non porta soltanto teoria accademica: porta il curriculum umano di una città che ha imparato a rialzarsi.
E qui il cerchio si chiude.
Per molti di noi dei Quartieri Spagnoli, Giovanni non è solo un docente universitario. È la dimostrazione concreta che si può partire da un vicolo e arrivare nelle aule del sapere senza dimenticare chi è rimasto indietro.
Architetto, urbanista, docente ordinario, uomo di studio e di territorio, Giovanni Laino ha fatto della città il suo laboratorio umano, sociale, culturale. Ma per chi lo ha conosciuto da bambino, resta soprattutto uno di famiglia. Uno di quelli che non hanno mai vissuto il sapere come privilegio, ma come restituzione.
Accanto a lui una storia familiare che parla di servizio e responsabilità: Salvatore Laino, collega Preside e giurista; Rosaria Laino Piccolo, donna delle istituzioni e del lavoro nell’area industriale orientale di Napoli. Donne e uomini cresciuti con una sola bussola morale: servire per vivere, non vivere per servire.
Ed è forse questa la lezione più potente da consegnare oggi ai giovani: nel rumore del mondo, nella stagione dell’apparire, esistono ancora famiglie, maestri, amici, che hanno scelto di uscire dai ghetti sociali non per salvarsi da soli, ma per costruire emersione collettiva.
Da Napoli, dai Quartieri Spagnoli, fino alle università, ai seminari, ai territori della ricerca e della coscienza civile.
Fuoritempo – CS99
I vicoli non trattengono chi studia. I vicoli, se li ascolti davvero, ti insegnano a tornare indietro per non lasciare nessuno solo.
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