ALEX, LA DISABILITÀ E IL SORRISO CHE HA DISARMATO IL DOLORE

Napoli, dal mio Decumano Minore.

“Mi avete chiesto perché sono rimasto in silenzio davanti alla nascita in cielo di Alex.
Non era assenza. Era rispetto.

Perché alcuni uomini non si commentano subito.
Si ascoltano dentro.

Alex mi ha insegnato che la disabilità non è la fine del corpo.
Può diventare l’inizio della coscienza.

Mi ha insegnato che il dolore può spezzare le gambe, ma non necessariamente il destino.

Mi ha insegnato ciò che una madre capisce prima di tutti: che certi figli non nascono una volta sola.

Nascono nel parto.
Nascono nella caduta.
Nascono nel sangue.
Nascono nelle lacrime.
E qualche volta… nascono una terza volta, quando il mondo li crede finiti.”

Ed è qui che penso a Totò e alla sua poesia ‘A Livella.

Totò ci ricorda che davanti alla morte, il principe e il povero tornano uguali.
La livella non punisce: rimette tutti alla stessa altezza.

Forse Alex ha sorriso proprio per questo.
Perché aveva già capito ciò che molti di noi impiegano una vita intera a comprendere:

non siamo il corpo che possediamo.
Siamo la lotta che scegliamo.

E allora ai miei ragazzi del Capannone 55 io dico:

Non abbiate paura delle vostre ferite.
Abbiate paura di vivere senza trasformarle in luce.

Alex non ci ha lasciato una carrozzina, una bici o una medaglia.

Ci ha lasciato una domanda:

“Quando la vita vi toglierà qualcosa… voi cosa sceglierete di diventare?”

DPFOTO CIROSCO99 @2026

Lascia un commento