LONTANI LA TRAVERSATA – Dal Decumano della Vita
FONDO

Marta Russo, il movimento che racconta la libertà

C’è un momento, nei corpi segnati, in cui il limite smette di essere misura e diventa linguaggio. È lì che si colloca oggi Marta Russo: non dentro una narrazione pietosa, ma dentro una grammatica nuova del fare. Le ruote che girano non sono solo un ausilio, sono una dichiarazione: la strada non è data, si conquista.

Nel video che abbiamo osservato — e che resta traccia concreta anche nel materiale archiviato — Marta non chiede spazio, lo prende. Non invoca compassione, esercita presenza. Il gesto tecnico, la gestione del corpo, l’equilibrio tra fatica e direzione: tutto parla di una autonomia che non è concessa ma costruita. E qui sta il punto che il nostro tempo continua a evitare: la disabilità non è il centro del problema, lo è la struttura del mondo che la circonda.

Marta diventa allora rappresentazione umana, non simbolica. È carne, volontà, errore e ripartenza. È il contrario della “melassa” narrativa che spesso addolcisce e svuota. Qui non c’è zucchero, c’è lavoro. C’è disciplina del quotidiano. C’è una dignità che non si presta a essere raccontata come eccezione, ma come normalità possibile.

Dal Decumano della vita — quello vero, fatto di pietre, inciampi e sguardi — emerge una verità semplice: le barriere non sono solo architettoniche, sono culturali. E Marta le attraversa entrambe. Le prime con il corpo, le seconde con l’esempio. Il suo movimento è pedagogia pubblica. Non spiega, mostra.

Chi scrive lo dice senza schermi: io sono zoppo. E proprio per questo riconosco quando il racconto della disabilità scivola nella retorica. Qui non accade. Qui c’è una continuità intellettuale che mi appartiene e che riconosco in Marta: il rifiuto di essere ridotti a categoria. L’essere, prima di tutto, persona che agisce.

“Il mio amore, il mio sogno di autonomia” non è una frase, è un programma. Amore come scelta di stare nel mondo. Sogno come direzione. Autonomia come conquista quotidiana. Non c’è nulla di romantico: c’è fatica, c’è strategia, c’è una volontà che si allena.

E allora il fondo di oggi non è celebrazione, è presa d’atto. Se il mondo è fatto per ogni forma di sapiens, come diciamo, allora deve smettere di chiedere adattamento solo a chi porta un limite. Deve iniziare a trasformarsi.

Marta Russo non è “oltre” la disabilità. È dentro la vita, e la attraversa. Questo basta per fare cultura. Questo basta per fare futuro.

Prof. Ciro Scognamiglio
Lontani La Traversata – Blog/Giornale

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