LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, 25 aprile 2026

IL 25 APRILE AI GIOVANI: VOI DA CHE PARTE STATE

Voi dovete sapere che questo 25 aprile non è diverso dai precedenti e non lo sarà per gli anni 974 che ci portano ai ragazzi del 3000. Non è una ricorrenza che cambia volto a seconda di chi la racconta. È una linea netta, e voi siete chiamati a leggerla.

Voi vi appelliate, ma spesso sapete di appellarvi al vostro costume esistenziale, dal giurassico fino a Platone, fino a Plotino, e ancora oltre. Voi costruite verità che sono vostre, mentre il popolo deve saper leggere dentro queste costruzioni. Molti si appellano alla libertà, ma la interpretano secondo convenienza. E allora il problema non è la parola “libertà”, ma l’uso che voi ne fate.

Ascoltare il lavoro di chi opera davvero significa riconoscere uomini come Carlo Morelli, che ha scelto la strada di aiutare i giovani. Questo paga, sì, paga. Non nel linguaggio delle passerelle, ma nella concretezza dei percorsi costruiti. Voi vivete in una società che parla continuamente di giovani, ma troppo spesso lo fa per lavarsi la coscienza. Qui invece si costruisce.

Noi plaudiamo al 25 aprile con i ragazzi di San Potito e scegliamo quella piazza per ringraziare i nostri padri che vi hanno dato la liberazione da un Paese fascista e da un mondo nazista. Liberazione d’Italia non è una data neutra, né una celebrazione da rendere comoda. È il punto di origine della vostra possibilità di parola.

Voi non potete dichiarare che portare fiori ai sacrati dei partigiani sia la stessa cosa di portarli a chi ha esaltato il fascismo e le sue purghe. Non è la stessa cosa. Non lo è storicamente, non lo è moralmente, non lo è per chi ha vissuto sulla propria pelle quella violenza.

Io vi dico questo: i perdoni gestiteli tra di voi. Ma la memoria non si cancella. Non ci sarà mai oblio sulla morte in vita vissuta da vittime come Mario, che non ha mai dormito fino ai suoi circa novant’anni per le torture dei campi. Voi dovete sapere che danni di quella portata non si estinguono. Restano, e attraversano le generazioni.

E infatti oggi voi pagate ancora odio e guerre che sono figlie di quelle stesse logiche. Guardate il mondo: Ucraina, Gaza, Iran. Cambiano i contesti, ma non cambia la radice della sopraffazione. Pensate davvero che tutto sia archiviato? Non lo è.

La democrazia non è un equilibrio comodo. È una scelta continua. E il 25 aprile vi obbliga a scegliere. Non potete mettere sullo stesso piano chi ha combattuto per la libertà e chi ha costruito un sistema di oppressione.

Voi, generazione dai sessanta agli ottanta anni, avete mancato all’esempio. E io mi ci metto dentro. Noi abbiamo mancato. Per questo oggi vale di più chi costruisce che chi proclama. Vale di più chi lavora con i giovani che chi li cita nei discorsi.

Per questo io plaudo a chi, come Carlo Morelli, ha scelto di dedicare la propria vita ai giovani, dando loro spazio, realtà, verità. Voi non dovete mentire ai giovani. Non dovete dire a uno zoppo che non è zoppo. La verità è riconoscere il danno e costruire su quello. Il fascismo questo valore non lo ha mai riconosciuto.

Questo è il punto.

Il 25 aprile non è la stessa cosa per tutti. Non lo è stato e non lo sarà. È una linea che divide, e quella linea chiede responsabilità.

E allora la domanda resta aperta, senza scorciatoie: voi da che parte state.

Shàlom
Prof. Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata

Nota bene : FUORITEMPO – NOTA AI PADRI E AL PRESENTE

Voi che oggi occupate le istituzioni dovete ricordare che la Repubblica nasce da una ferita che non si è mai chiusa del tutto. I padri costituenti non scrissero una Carta astratta: misero in norma l’esperienza concreta del fascismo, la negazione della persona, la compressione della libertà, l’uso della violenza come linguaggio politico. Per questo la Costituzione non è un compromesso qualsiasi: è un argine.

Al Presidente del Senato, Ignazio La Russa, va il rispetto dovuto al ruolo che rappresenta. Ma il rispetto istituzionale non può diventare silenzio civile. La memoria non si neutralizza. Non si può chiedere al 25 aprile di essere una superficie liscia dove tutto si equivale. Non lo è, non lo è mai stato.

Voi sapete che l’abiura, quando è autentica, è un passaggio netto, pubblico, irreversibile. Gianfranco Fini a Fiuggi segnò una rottura politica riconoscibile; le vicende successive non cancellano quel gesto, ma ne ricordano il peso e il rischio. Oggi, invece, il Paese percepisce spesso ambiguità, rimozioni, archivi chiusi prima del tempo. E questo indebolisce la fiducia.

Io non laudo i fascisti né i moralisti di comodo. Lo dico da uomo libero, senza chiedere permesso alla libertà. La Costituzione non è una bandiera da esibire: è un criterio da praticare. E praticarla significa chiamare le cose con il loro nome, distinguere senza odio ma senza confusione, riconoscere che non tutto è uguale.

A 72 anni scendo ancora con la veste che mi appartiene, nel vicolo della storia, insieme ai miei ragazzi. Non per celebrare, ma per vigilare. Perché la libertà, se non viene esercitata, si consuma. E allora questo 25 aprile resta una domanda rivolta a voi, oggi come ieri:

siete disposti a custodire l’argine, o preferite allargarlo finché non resta più nulla da difendere?

Shàlom

Lascia un commento