AL VICOLO, DOPO LA DIATRIBA: COSA SIGNIFICA DAVVERO IL 25 APRILE per fare chiarimenti – i giovani devono capire e non fare la mia fine!

LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, 23 aprile 2026 ( ma va letto al 26 aprile abbiamo maturato il 25!)

AL VICOLO, DOPO LA DIATRIBA: COSA SIGNIFICA DAVVERO IL 25 APRILE per fare chiarimenti – i giovani devono capire e non fare la mia fine!

Voi mi avete fermato stamattina, al vicolo. “Professò, ma ieri che è successo? Perché discutono ancora del 25 aprile?”. È una domanda giusta. E io non vi rispondo con una lezione, ma con un racconto. Perché certe cose si capiscono solo così: partendo dalla vita.

Immaginate un Paese che esce da una guerra devastato. Case distrutte, famiglie spezzate, uomini tornati che non riescono più a dormire. Non è storia lontana: è ciò che hanno visto i vostri nonni. È da lì che nasce la Repubblica. Non da un’idea astratta, ma da una necessità: non tornare mai più a quel sistema che aveva tolto libertà, dignità, parola.

Quel sistema si chiamava fascismo. Non è un insulto, è un fatto storico. Ed è proprio contro quel fatto che si costruisce la Costituzione. I padri costituenti – uomini diversi tra loro, anche lontani politicamente – avevano però un punto in comune: avevano visto cosa succede quando il potere schiaccia tutto. E allora hanno scritto delle regole per impedirlo.

Questo è il 25 aprile. Non una festa come le altre. È una linea. Da una parte ciò che ha tolto libertà, dall’altra ciò che ha cercato di restituirla.

E allora perché discutono ancora?

Perché, ragazzi miei, la memoria non è mai neutra. Ognuno prova a raccontarla a modo suo. C’è chi prova a renderla più “larga”, più comoda, meno divisiva. C’è chi dice: ricordiamo tutti allo stesso modo. Ma voi dovete fare attenzione: non tutto è uguale.

Quando sentite dire che si possono mettere sullo stesso piano i partigiani e chi ha sostenuto il fascismo, fermatevi. Non è una questione di odio. È una questione di verità. Le responsabilità storiche esistono. E cancellarle non aiuta la pace, crea solo confusione.

Ieri si è parlato molto delle parole del Presidente del Senato, Ignazio La Russa. Io vi dico questo, con rispetto per il ruolo che ricopre: le istituzioni si rispettano sempre. Ma il rispetto non significa rinunciare a pensare. Non significa accettare che tutto venga reso uguale.

Le istituzioni stanno in piedi proprio perché esiste il pensiero critico.

E voi questo dovete imparare.

Non vi chiedo di scegliere una parte per forza. Vi chiedo di capire. Di studiare. Di leggere. Di farvi domande. Perché la libertà non è un dono che resta lì per sempre: è qualcosa che si costruisce ogni giorno.

Guardate il mondo oggi. Le guerre non sono finite. I conflitti esistono ancora. Le parole “potere”, “controllo”, “dominio” non sono scomparse. Cambiano forma, ma restano. E allora il 25 aprile non è solo passato: è presente.

E qui torno a voi.

Voi che state al vicolo, voi che vivete la strada, voi che non avete tempo per le parole complicate: la libertà è semplice da capire. È poter parlare senza paura. È poter scegliere. È poter sbagliare senza essere cancellati.

Ma attenzione: se non la difendete, qualcuno la userà contro di voi.

Per questo io non vi racconto il 25 aprile come una cerimonia. Ve lo racconto come una responsabilità. Non si tratta di dire “hanno ragione loro” o “hanno torto gli altri”. Si tratta di non farvi ingannare da chi confonde.

La storia non si pareggia. Si comprende.

E allora la domanda che vi lascio è questa, la stessa che mi fate voi ogni giorno senza saperlo:

quando nessuno vi guarda, voi da che parte state?

Non dovete rispondermi adesso.
Dovete viverla.

Shàlom
Prof. Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata

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