LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, aprile 2026 mercoledì 22 addC di Ciro Scognamiglio Direttore
A VILLA MAURIELLO, A VARCATURO, LA PAROLA DIVENTA GIUDIZIO: PASQUALE CAPUTO PORTA IN SCENA LA SUA VERITÀ – QUELLA VERA degli UOMINI, che si raccontano con atti pubblici !
Non è una semplice presenza, non è un invito culturale come tanti. A Villa, a Varcaturo, il prossimo 28 aprile 2026 accade qualcosa che ha il peso delle storie vere: Pasquale Caputo sarà chiamato a essere giudice. Non soltanto di un evento o di una rassegna, ma di un racconto collettivo che affonda nella vita vissuta, nella ferita aperta della malagiustizia e nella necessità, oggi più che mai, di restituire parola a chi è stato ridotto al silenzio.
Il contesto è quello costruito da Antonello Santagata, scrittore, giornalista, figura culturale campana, direttore editoriale di Mangia Mangi, uomo che da anni intreccia letteratura, tradizione e impegno civile. Non un organizzatore di eventi, ma un costruttore di spazi dove la parola pesa, dove la cultura non si espone ma si assume. Sommelier AIS dal 1993, autore, conoscitore delle radici enogastronomiche e linguistiche della Campania, Santagata ha sempre scelto la strada più difficile: quella della profondità.
È in questo spazio che Pasquale Caputo entra. Non come ospite, ma come uomo che porta una storia. Il suo libro, Malagiustizia dalla giustizia, non è un titolo editoriale: è un atto. Un tentativo netto, diretto, di dare forma a una vicenda personale che si fa paradigma, specchio di un sistema che può sbagliare, e quando sbaglia segna vite.
Qui non si tratta di denunciare per gridare. Si tratta di raccontare per rendere visibile.
Il lavoro che accompagna questo passaggio è concreto, costruito sul territorio, fatto di incontri, immagini, relazioni. È comunicazione che nasce dalla strada, non dai tavoli chiusi. Lo scrivente, oggi, non è solo cronista: è addetto stampa della produzione che accompagna Pasquale Caputo. Un ruolo che non è funzione tecnica, ma responsabilità morale. Perché raccontare questa storia significa prendersi carico della sua verità e accompagnarla fuori, dove deve stare.
L’obiettivo è semplice e insieme radicale: aprire uno spazio dentro un’Italia che troppo spesso non vede. Non vede le storture, non vede gli errori, non vede le vite che restano ai margini quando la giustizia perde equilibrio. Questo lavoro vuole rompere quella cecità. Portare alla luce ciò che resta nascosto.
Il 28 aprile, a Varcaturo, non si celebrerà un evento. Si metterà in campo un’idea precisa: che la parola può ancora essere strumento di giustizia, che la cultura quando è vera non consola ma interroga, che le storie quando trovano voce diventano patrimonio comune.
Pasquale Caputo arriva a questo appuntamento con la forza di chi non ha smesso di raccontarsi. E con accanto un lavoro che non promuove, ma costruisce senso. Perché ci sono incontri che non si organizzano. Si riconoscono.
E questo è uno di quelli.
FUORITEMPO – Non è il tempo a fare giustizia. Il tempo, se lasciato solo, archivia. La giustizia nasce quando qualcuno si espone, quando una storia rifiuta di essere dimenticata e si fa parola pubblica. La malagiustizia non è errore: è silenzio che diventa sistema. E allora il compito dell’uomo libero non è aspettare il verdetto, ma restituire luce a ciò che è stato tolto alla vista. Perché vedere è già un atto morale. E raccontare è, ancora, l’ultima forma di giustizia possibile.

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