LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, 21 aprile 2026 MARTEDI’
SEDIE CHE SCRICCHIOLANO PER ESSERE SOSTITUITE DA SEDIE INCOLLATE
C’è una domanda che stamattina arriva da un giovane ingegnere, uno di quelli che non perde tempo con il rumore: “Professò, ma cosa sta succedendo su Borsellino? È tutto vero o è solo scontro politico?”
La risposta, se vogliamo essere onesti, non è comoda. Ma è necessaria.
I fatti disponibili parlano di un caso che coinvolge Roberto Scarpinato, già magistrato antimafia, oggi componente della Commissione parlamentare Antimafia. Alcuni articoli di stampa — in particolare de Il Tempo — riportano l’esistenza di telefonate tra lui e un ex magistrato, in cui si discuterebbe anche della preparazione di audizioni.
Le carte citate rimandano a verifiche della Procura di Caltanissetta. Ma lo stesso dato centrale va detto subito: non emerge, allo stato, un’ipotesi di reato.
Intorno a questi elementi si è acceso lo scontro politico. Accuse da una parte, difese dall’altra. Parole forti, toni alti. Nel mezzo, come spesso accade, il nome di Paolo Borsellino. E qui la questione cambia peso. Borsellino non è terreno di scontro: è una misura morale.
In questo clima si inserisce anche lo scontro tra Daniele Capezzone e Enzo Amendola. Ma più che i nomi, conta il metodo: alzare il volume quando i dati sono ancora incompleti.
E allora la domanda torna: stiamo cercando la verità o stiamo occupando spazio?
Qui non basta raccontare. Qui bisogna insegnare a leggere.
I capipopolo non nascono oggi.
Da Gaio Mario a Lucio Cornelio Silla, da Maximilien Robespierre a Napoleone Bonaparte, la storia è attraversata dallo stesso schema:
il popolo cerca giustizia, qualcuno si propone come sua voce assoluta.
È lì che si rompe l’equilibrio.
Perché la verità smette di essere ricerca e diventa bandiera.
E quando diventa bandiera, smette di essere vera per diventare utile.
Oggi il linguaggio è cambiato — social, talk, titoli — ma il meccanismo è identico.
Si semplifica, si divide, si trascina.
E voi, ragazzi, siete il campo di battaglia.
Per questo il compito non è scegliere da che parte stare.
È capire come si costruisce una verità.
- Si cercano le fonti
- Si distinguono i fatti dalle opinioni
- Si sospende il giudizio quando i dati non sono completi
Questo è essere liberi. Il resto è appartenenza.
Le sedie scricchiolano.
Qualcuno vuole sostituirle con sedie incollate.
Più comode.
Più stabili.
Ma meno libere.
E allora la domanda finale è per voi:
È questo il Paese che vogliamo consegnarvi?
Un Paese dove la verità si decide per schieramento, o uno dove si conquista per prova?
FUORITEMPO – LA PROVA !?

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