LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, CONOCAL Ponticelli, aprile 2026
DALL’IGNAVIA ALLA PACE: UNA PERIFERIA CHE SCEGLIE
Esiste una forma di conflitto che non occupa le prime pagine e non produce titoli: è l’ignavia. Non esplode, non dichiara guerra, ma consuma lentamente i luoghi e le relazioni, lasciando dietro di sé spazi svuotati e privi di identità.
Nel 2016 il CONOCAL di Ponticelli rappresentava esattamente questo stato: un accumulo di materiali dismessi, sedie ammassate, ferri, polvere, segni evidenti di abbandono. Più che un edificio, era il simbolo di una rinuncia collettiva. Uno spazio pubblico che avrebbe dovuto educare e aggregare, ridotto a margine, fuori da ogni progettualità.
Quell’immagine non è solo testimonianza di un passato recente. È un atto di accusa, perché racconta cosa accade quando il disinteresse diventa sistema e la responsabilità si dissolve.
A distanza di dieci anni, lo stesso luogo restituisce una scena opposta. Non per effetto di un intervento calato dall’alto, ma per un processo costruito nel tempo. La presenza di Cristina, capace di leggere il bisogno oltre la superficie, e di Paolo, che ha tradotto quella lettura in azione, ha generato un movimento che ha coinvolto altre persone, altre energie, altre responsabilità.
La giornata vissuta ieri al CONOCAL non può essere archiviata come semplice momento festivo. È, più propriamente, il segnale di un primo equilibrio raggiunto: uno spazio restituito alla comunità, attraversato da famiglie, bambini, relazioni. Non una dichiarazione di pace, ma una pratica concreta di convivenza.
In questo quadro emerge una figura che, per la sua stessa presenza, assume valore simbolico: Bruno, il custode. Formalmente in pensione, sostanzialmente ancora lì. Non è un’anomalia da registrare, ma un elemento che racconta la continuità dei luoghi attraverso le persone. In una città che spesso fatica a gestire i propri passaggi istituzionali, questa permanenza diventa segno di una memoria che resiste.
Accanto a lui, quasi a margine della scena, la figura dell’uomo in rosso restituisce l’immagine di un passaggio. Non protagonista dichiarato, ma presenza che indica uno spostamento: da una condizione statica a una dinamica, da un’attesa a una presa di posizione.
Il confronto tra le due immagini è inevitabile e netto: da una parte l’abbandono del 2016, dall’altra la vitalità del 2026. Non è una semplice distanza temporale, ma il risultato di scelte. Dieci anni in cui qualcuno ha deciso di non voltarsi altrove.
Ed è proprio da questa periferia, spesso considerata margine, che emerge un’indicazione più ampia. La pace non nasce nei contesti formali né nelle enunciazioni astratte. Si costruisce nei processi quotidiani, nella capacità di riattivare spazi, nel trasformare un “luogo” in comunità.
Non c’è nulla di retorico in questo passaggio. È lavoro, è fatica, è continuità. Ma è anche la dimostrazione che l’ignavia non è una condizione inevitabile. Può essere interrotta.
E quando questo accade, anche in un contesto fragile, si produce un effetto concreto: ciò che è stato seminato torna a essere visibile.
FUORITEMPO – L’abbandono non è destino. È una scelta. La cura lo è altrettanto.
Scognamiglio DPF99 – sempre visionario, ancorché vecchio
Ponticelli – CONOCAL, 2016–2026

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