SCUOLA FORMATIVA DELLA COMUNICAZIONE

Per capire il linguaggio! Ragazzi, alto giornalismo

Napoli, oggi 16 aprile 2026

C’è una linea sottile, ma decisiva, tra informare e deformare.

Sta tutta nel linguaggio.

Quando il dibattito pubblico scivola nell’insulto, quando la parola diventa arma e non ponte, non è solo un problema di stile: è un problema di democrazia. Lo ricorda con chiarezza Gustavo Zagrebelsky, partendo da episodi concreti della politica recente, dove il confronto è stato sostituito dall’aggressione verbale.

Non è un caso isolato.

È un segnale.

Perché quando chi ha responsabilità pubbliche usa parole violente o superficiali, manda un messaggio preciso: tutto è lecito, tutto è riducibile a scontro. E allora il linguaggio non educa più, ma disabitua al pensiero.

Qui entra in gioco la scuola.

Qui entra in gioco il giornalismo vero.

Formare i giovani alla comunicazione significa insegnare loro a distinguere: tra opinione e fatto, tra critica e insulto, tra libertà di parola e abuso della parola. Non si tratta di censurare, ma di comprendere. Non di tacere, ma di parlare con responsabilità.

L’alto giornalismo non è quello che alza la voce.

È quello che alza il livello.

E allora il compito è chiaro:

non accettare il linguaggio così com’è, ma interrogarlo.

Non subire le parole, ma usarle con coscienza.

Perché il futuro non si costruisce solo con le azioni.

Si costruisce, prima ancora, con le parole che scegliamo di dire.

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'Pezzo di merda, mellifluo, non me ne frega un cazzo: Gustavo Zagrebelsky critica la deriva del ...

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‘Pezzo di merda, mellifluo, non me ne frega un cazzo: Gustavo Zagrebelsky critica la deriva del …

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Ciro Scognamiglio

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