LONTANI LA TRAVERSATA – Lettere dal Decumano Minore
Napoli, oggi 15 aprile 2026
QUALE BAGNOLI?
(“Chiacchiere e tabacchiere di legno, ’o Banco ’e Napule nun ’e ’mpegna”)
Bagnoli non è un progetto. È un fatto.
Da anni si parla di bonifica. Si annuncia, si scrive, si promette. Dalla stagione della Iervolino all’attuale amministrazione Manfredi, passando per commissari e piani straordinari. Carte, parole, visioni.
Ma il terreno resta. Il mare resta. La colmata resta.
La domanda allora è una sola: quale Bagnoli raccontiamo?
Ognuno ha la sua versione. I comitati, i tecnici, la politica. Ognuno costruisce la propria fotografia. Ma la fotografia vera è quella che si vede, non quella che si racconta.
Scendendo da Agnano verso il mare, il quadro è chiaro. Una strada, una piccola chiesa consumata, edifici stanchi. Più giù il capannone rosso dell’ex Italsider, ancora in piedi. E oltre il pontile Pasqualino che entra nel mare.
Questa è Bagnoli. Non quella delle conferenze.
L’Italsider non è stata solo inquinamento. È stata lavoro, vita, identità. E la bonifica non è solo tecnica. È verità.
Dopo trent’anni siamo ancora qui a discutere. Questo basta a capire che qualcosa non è stato detto fino in fondo.
La politica ha responsabilità. Tutta. I comitati hanno lottato, ma anche lì spesso il racconto si è fatto posizione.
Intanto una generazione è cresciuta senza sapere davvero cosa sia stata Bagnoli.
E allora cosa diciamo ai giovani?
Che qui c’era solo veleno? No.
Che qui nascerà un paradiso? No.
Che qualcuno ha la soluzione? No.
La verità è semplice: Bagnoli è ancora aperta.
Non è finita. Non è bonificata. Non è raccontata.
Finché non si dirà tutto, la bonifica resterà incompleta.
Perché la bonifica non è solo terra. È memoria.
FUORITEMPO
A Bagnoli non manca un progetto. Manca la verità.
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