LONTANI LA TRAVERSATA – Lettere dal Decumano Minore
NAPOLI, alba del giorno
Il Papa fa il Papa. Trump vuole fare l’americano
Non è uno scontro politico. Non basta chiamarlo così per capirlo. Qui si muovono due visioni del mondo, due idee di uomo, due linguaggi che non si incontrano e forse non possono incontrarsi.
Da una parte Papa Leone. Parole semplici, quasi disarmate: fermare la guerra, salvare i bambini, non avere paura di dire la verità. Nessuna costruzione strategica, nessun calcolo di consenso. Solo il peso della coscienza. Solo il dovere della parola quando la parola non è più rinviabile.
Dall’altra Donald Trump. Un linguaggio diverso, netto, quasi opposto: mercato, forza, crescita, potenza economica. Non parla dei morti. Parla dei numeri. Non guarda le bare, guarda gli indici. Come se la storia potesse essere letta come una borsa valori.
E qui sta il nodo vero.
Perché quando uno dice “muoiono troppi innocenti” e l’altro risponde “l’America deve essere grande”, non siamo più dentro una polemica. Siamo davanti a due antropologie. Due modi inconciliabili di stare al mondo.
Il Papa non attacca. Non nomina. Non urla.
Dice: “Non ho paura.”
E in quel non avere paura c’è il Vangelo, certo. Ma c’è anche qualcosa di più universale: la responsabilità di chi decide di non voltarsi dall’altra parte.
Trump, invece, reagisce. Attacca. Si irrita.
E per chi sa leggere, anche questo è un linguaggio. È già una risposta.
Perché chi difende la vita non ha bisogno di alzare la voce.
Chi difende un interesse, spesso sì.
Ai ragazzi questo va detto così, senza filtri.
Non esistono guerre “necessarie” quando a morire sono i bambini.
Non esistono mercati che giustificano le bare.
E chi confonde il profitto con la storia, prima o poi finisce dalla parte sbagliata della storia stessa.
Qualcuno dirà: è sempre stato così.
Ed è vero.
Lo avevano già intuito i filosofi. Da Platone a Günther Anders, l’uomo ha sempre costruito strumenti più grandi della propria coscienza. Oggi quegli strumenti sono economici, mediatici, perfino artificiali. Arrivano a creare immagini finte, simboli falsi, perfino resurrezioni simulate.
E allora sì, viene da pensare che forse bisogna andare altrove, cambiare pianeta, uscire da questo rumore.
Ma la verità è più dura.
Non dobbiamo scappare dal pianeta.
Dobbiamo scegliere da che parte stare su questo pianeta.
Tra chi conta i morti
e chi conta i profitti.
Tra chi parla per salvare
e chi parla per guadagnare.
È qui lo scontro.
Ed è qui che, ancora una volta, si misura l’uomo.
Fuoritempo
Quando il profitto alza la voce, la coscienza deve imparare a non tacere.

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