LONTANI LA TRAVERSATA
Napoli, 13 aprile 2026
“Voto alle donne!” – E dopo?
La storia, il presente, il coraggio di non fermarsi
Ci sono libri che si leggono.
E libri che obbligano a prendere posizione.
“Voto alle donne!” di Mario Avagliano e Marco Palmieri appartiene a questa seconda categoria. Non perché aggiunga semplicemente un tassello alla storia, ma perché riapre una domanda che credevamo archiviata.
Il diritto di voto non è una conquista chiusa nel passato.
È una soglia che continua a interrogarci.
E allora il punto non è solo ricordare.
È capire cosa resta, oggi, di quella battaglia.
Rispetto per il rigore, per la ricostruzione puntuale, per la restituzione di una battaglia lunga, faticosa, mai lineare. Inquietudine, invece, per ciò che inevitabilmente resta fuori quando la storia si ferma al momento della conquista.
Il 2 giugno 1946 non è soltanto una data. È una soglia. E ogni soglia porta con sé una domanda che non può essere rimandata: dopo, cosa accade?
A ottant’anni da quel passaggio, la domanda non è più eludibile. Perché se è vero — ed è vero — che il diritto di voto rappresenta una conquista epocale, è altrettanto evidente che la condizione reale delle donne non si è risolta dentro quella conquista. Si è trasformata, si è spostata, in alcuni casi si è resa meno visibile, ma non per questo meno presente.
A questo punto, il problema non è più soltanto storico. È antropologico.
Le donne votano, ma sono libere?
Partecipano, ma decidono?
Sono presenti, ma contano davvero?
Se si osservano i luoghi del potere economico, le grandi aziende, le dinamiche profonde della società, la risposta non è lineare. E se si guarda alla realtà dei femminicidi, alla violenza quotidiana, alla persistenza di un dominio maschile che cambia forma ma non sostanza, quella risposta diventa ancora più dura.
Da qui nasce una domanda che va oltre il libro e chiama in causa gli stessi autori: è ancora sufficiente raccontare la storia come una sequenza di conquiste?
Perché la storia, quando entra nel presente, non può limitarsi a celebrare. Deve avere il coraggio di mettere in crisi.
Nel lavoro di Avagliano e Palmieri emerge con chiarezza la trasversalità politica delle resistenze al voto femminile. È un passaggio importante, perché smonta letture semplicistiche e restituisce complessità. Ma forse oggi quella stessa trasversalità andrebbe interrogata nel presente, non solo nel passato.
Il rischio, infatti, è sottile ma concreto: smontare le illusioni di ieri senza vedere fino in fondo le contraddizioni di oggi.
Eppure le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti. Non esiste una forza politica delle donne capace di incidere strutturalmente. Non esiste una trasformazione definitiva dei rapporti di potere. Non esiste una risposta compiuta alla violenza.
Esiste una storia.
E accanto a quella storia, una realtà che non coincide ancora con essa.
Per questo il lavoro degli autori non si esaurisce nel libro: comincia nel lettore. E se deve parlare alle nuove generazioni, deve accettare di essere interrogato da loro. Non con gratitudine, ma con radicalità.
Perché i giovani non chiedono cosa è stato fatto. Chiedono cosa non ha funzionato.
È forse qui che oggi si misura il senso della storia: non nella capacità di ricostruire il passato, ma nel coraggio di non assolutizzarlo.
Non serve una storia che rassicuri. Serve una storia che costringa a pensare.
E allora, se il voto alle donne è stato una conquista, la domanda che resta aperta è semplice quanto necessaria:
quale libertà abbiamo davvero costruito, e quale ancora manca?
Ciro Scognamiglio
Direttore Lontani La Traversata
DPFOTO CIROSCO99 @2026

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