LETTERA APERTA ALLE TESTATE SENZA AUTONOMIA
E AI GIOVANI CHE MI CHIEDONO: “CHI TI PAGA?”

#Napoli PLR99NOIdiCIROSCO9927marzo 2026

MI HANNO CHIESTO CHI MI PAGA.
HO RISPOSTO: NESSUNO.
E DA LÌ INIZIA IL PROBLEMA.

QUANDO LA PENNA NON È LIBERA,
NON È GIORNALISMO.
È SOPRAVVIVENZA.

SCRIVO SENZA PADRONI.
NON È UN MERITO.
È UNA SCELTA.

CHI MI PAGA?
IL PANE ME LO SONO GUADAGNATO.
LA LIBERTÀ NO: QUELLA NON SI COMPRA.

LA LIBERTÀ DI ESSERE LIBERO
ANCHE PER LA SCRITTURA —
VI SEMBRA POCO?

C’è una parte dell’informazione che ha smesso di essere libera senza dichiararlo. Non è più una scelta culturale, ma una condizione materiale: si scrive per vivere, non per dire. E quando il giornalismo diventa necessità di sopravvivenza, la verità arretra, si riduce, scompare.

Dentro queste redazioni lavorano uomini costretti. Non perché incapaci, ma perché ogni parola deve passare attraverso il filtro dello stipendio. Con quei soldi si compra pane, si tengono in piedi le famiglie, si resta dentro un sistema che non concede deviazioni. Così il giornalismo smette di essere cultura e diventa equilibrio.

Accade allora che la prima pagina, quando arriva, trovi spesso giornalisti già stanchi. Non di età, ma di libertà. Hanno scritto abbastanza per garantirsi una pensione, ma non abbastanza per restare indipendenti. La libertà, in questo mestiere, o la eserciti subito, o non la recuperi più.

È a questo punto che entrano i giovani. Mi chiedono: “Professò, chi ti paga?”. È una domanda giusta, perché oggi tutto sembra avere un padrone.

La mia risposta resta semplice: non mi paga nessuno.

Ho sempre scritto libero. Ho sempre fotografato libero. Dai ciclostili dei movimenti ai giornali di destra e di sinistra, senza appartenenze. Ho comprato pane e libri vendendo stracci, lavorando nelle bancarelle, nei mercatini. Ho fatto il barista, il ragioniere, il cassiere per anni — da De Luca Gimelli al Lavinaio.

Ho lavorato per sopravvivere, come ogni mammifero: riempire il sacco. Ho iniziato a dieci anni, quando le mie gambe, dopo anni di letto, sono tornate a reggere la vita.

Poi ho studiato. Ho insegnato. Ho costruito una pensione mia. Tra i venti e i cinquantacinque anni ho creato quattro aziende, e le ho lasciate ai ragazzi.

Oggi faccio editoria senza padroni. Me la pago da solo. Non ho contributi pubblici, non ho partiti, non ho editori che decidono per me. Sono un blog-giornale. E sì, aspetto anche la pubblicità, come fanno i grandi, come fanno quei colleghi che hanno scelto di non dipendere più da chi compra le testate.

Ma una cosa resta: lo scrivente non è in vendita.

E da questa posizione nasce anche il confronto con chi, come te, Direttore, difende ancora una penna libera. Perché la libertà non è un’etichetta, è una radice.

Ci sono uomini che cercano un tempo perduto senza sapere dove trovarlo. Confondono la libertà con il movimento, l’amore con il consumo, la vita con il passaggio. Ma l’amore, senza valori esistenziali, resta biologia.

Noi non siamo attori. E la nostra pelle dovrebbe dirci chi siamo. Eppure oggi quel segnale si è perso.

Io stesso mi riconosco in un filum più antico, quasi neandertaliano: la comunità come sopravvivenza. Un principio forse superato, ma vero. Oggi, invece, il sapiens ha perso il senso della verità condivisa.

E la falsità, quando la incontri, non è solo morale. È fisica. Fa male.

Non sono un santo. Ma porto dentro un’educazione precisa: vivere per servire, non servire per vivere. Oggi questa educazione pesa, perché il mondo ha smarrito il senso del servizio.

Ci sono uomini che non reggono la verità. Non per cattiveria, ma per struttura. E quando il falso diventa convinzione, il tempo non aiuta: irrigidisce.

Noi veniamo da una terra che non è solo luogo. Chianura, Decumano Minore: sono storia, adattamento, DNA. Sono il buio delle cave e il fiorire umano che nasce da quel buio.

Il resto è destino. È limite.

E allora la verità finale è una sola: ognuno è ciò che è diventato.

Gli altri, forse, non li cambiamo più. Perché certe radici, quando crescono nel falso, non si estirpano.

Ciro Scognamiglio
cirosco99

FUORITEMPO

NON MI PAGA NESSUNO.
E PER QUESTO
POSSO ANCORA DIRE TUTTO.

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