LONTANI LA TRAVERSATA
FONDO DEL DIRETTORE Napoli 21 marzo 2026
Io non sono un nostalgico. Non sono uno che dice “non si cambia nulla” per paura. Io dico una cosa più semplice e più dura: la Costituzione non si tocca più, finché la politica non dimostra di essere all’altezza di cambiarla.
Perché la storia ci insegna una cosa precisa. Le modifiche costituzionali fatte in Italia non hanno quasi mai rafforzato il sistema, spesso sono nate da emergenze, da pressioni, da interessi di parte. Nel 1993, sull’onda di Mani Pulite, si interviene sull’immunità parlamentare: scelta comprensibile nel clima di allora, ma da quel momento il rapporto tra politica e magistratura entra in una tensione permanente. Nel 2001, con la riforma del Titolo V, si volevano chiarire i rapporti tra Stato e Regioni, e invece si è prodotto un conflitto continuo davanti alla Corte Costituzionale, un caos di competenze che ancora oggi paghiamo. Negli anni successivi, i tentativi di riforma del 2006 e del 2016 sono stati bocciati dal popolo, segno evidente di una distanza enorme tra chi scrive le riforme e chi le vive.
Allora la verità è una: non è la Costituzione ad essere debole, è la politica che non è all’altezza della Costituzione.
E allora io pongo una linea chiara. Se proprio si deve mettere mano alla Costituzione, lo si faccia una sola volta, a 80 anni dalla sua nascita, con un patto costituente largo, trasparente, condiviso. Non a colpi di maggioranza, non per interesse di governo, non sotto pressione. Fino ad allora si governa con le leggi ordinarie e si rispetta il dettato costituzionale.
Il vero problema non è la Costituzione, è chi scegliamo e come li scegliamo. Oggi i cittadini non scelgono davvero i parlamentari: li scelgono i capi partito. Liste bloccate, nomine dall’alto, fedeltà invece del merito.
E allora sì che serve una riforma, ma non della Costituzione. Serve una legge elettorale proporzionale, con preferenze, che restituisca al cittadino il diritto di scegliere. Senza capilista imposti, senza giochi di palazzo. Perché senza rappresentanza vera, ogni riforma è falsa.
E lo dico con chiarezza. Se si continua a forzare la Costituzione, se si continua a togliere voce ai cittadini, allora sarò costretto a fare un passo che non ho mai voluto fare: scendere in campo.
Nasce un’idea: “I SERI” – ISE, Partito della Repubblica Italiana. Non un partito di carriera, non un partito di poltrone, ma un partito che parte da un principio semplice: servire, non servirsi.
Se davvero si vuole fare, la strada è concreta: nome e simbolo da definire e verificare, atto costitutivo e statuto da firmare davanti a un notaio, registrazione del simbolo al Ministero dell’Interno, raccolta firme per la partecipazione alle elezioni, struttura minima con tesoriere e rappresentante legale, conto corrente dedicato e piena trasparenza nei bilanci e nelle donazioni.
Io non voglio fare un partito, lo dico chiaramente. Ma se la politica continua a giocare con la Costituzione e a togliere voce ai cittadini, allora non resterò a guardare. Perché la Costituzione non è loro: è nostra.
Il Direttore vi augura un voto consapevole e vi saluta con una ulteriore riflessione.
FUORITEMPO — La Costituzione non si difende gridandola. Si difende meritandola.
Ciro Scognamiglio
Direttore Lontani La Traversata

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