DOMENICA DEL DECUMANO

Lontani La Traversata

OGGI — ma anche Domani, e forse anche Dopo Domani

19 marzo 2026

Festa dei padri.
Non solo dei padri di casa,
ma dei padri costituenti.

E allora la domanda è semplice,
quasi inevitabile:

si può mettere mano alla Costituzione
senza avere prima costruito
regole chiare,
strumenti applicativi,
responsabilità definite?

Io dico di no.

Perché non si governa al buio.
E soprattutto non si tocca ciò che nasce dalla storia, dal sacrificio e dalla dignità di chi ci ha preceduto, senza sapere esattamente dove si vuole andare.

Non voto per simpatia.
Non voto per appartenenza.
Voto per responsabilità.

E oggi, con la stessa lucidità con cui si guarda una macchina prima di metterla in moto, dico: questa macchina non ha regole chiare, non ha meccanismi applicativi certi, non ha gestione garantita. E allora io non parto. Il punto non è ideologico. Il punto è strutturale.

Abbiamo già visto cosa significa intervenire sulla Costituzione senza una visione complessiva. Il Titolo V ne è la prova concreta: doveva migliorare, ha frantumato. Doveva semplificare, ha creato disuguaglianze. La sanità affidata alle Regioni è diventata, nei fatti, una sanità legata al codice fiscale. Non è teoria: è vita quotidiana dei cittadini. E oggi dovrei fidarmi di nuovo?

NO

Perché qui non si tratta di correggere un errore. Si tratta di ripetere lo stesso schema, con la stessa superficialità. Come ha sottolineato anche illustri pensatori che alcune volte pure parlano per parlare . ma oggi possono aver dato valore a quello che affermano ,e come riconosco nelle parole di analisi vaste – non si interviene su più articoli della Costituzione per problemi che riguardano una percentuale minima del sistema. E soprattutto non lo si fa senza una discussione ampia, senza una maggioranza qualificata, senza un confronto vero nel Parlamento.

Questo non è metodo democratico. Questo è forzare un passaggio. E quando si forzano le regole, si crea un precedente. Ma c’è un punto ancora più grave, e lo dico con chiarezza: mancano le regole applicative.

Non sappiamo come funzionerà davvero ciò che si vuole cambiare.
Non esiste una visione operativa.
Non esiste una macchina pronta.

Significa una cosa sola:
andremo al buio.

E io, al buio, non ci porto la Costituzione. La Costituzione non è un tavolo da gioco. Non è un “chip” da spostare per vedere cosa succede. È il patto fondativo di un Paese. È anche la memoria di chi l’ha scritta — di chi, come mio padre, è uscito dai campi di sterminio e ha contribuito, con la propria vita, a costruire un’idea di Stato fondata su dignità e diritti. Quella memoria non si tocca con leggerezza. Non si butta giù il carro se prima non hai portato i buoi a stalla.

Prima si costruisce il sistema. Poi, eventualmente, si cambia la struttura.

Non il contrario.

Per questo il mio è un

NO consapevole.
Un NO politico, sì. Ma nel senso più alto del termine: atto di responsabilità verso la democrazia. E lo dico senza imporre nulla a nessuno: chi mi stima, chi mi legge, chi vuole ragionare — studi, approfondisca, capisca. Poi voti. Ma voti da cittadino, non da tifoso.

Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata
Uomo libero – voto per atto politico

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