LONTANI LA TRAVERSATA
Blog-giornale del Decumano
13 marzo 2026
Bruno Contrada, la morte e le domande della storia
di Ciro Scognamiglio
Tra poco vi racconterò quello che troverò.
Perché quando muore una figura pubblica — e soprattutto una figura che ha attraversato decenni difficili della storia italiana — le parole diventano sempre più pesanti del silenzio.
Molte cose le avrei dovute chiedere a lui.
Ma so già che non mi avrebbe risposto.
Io non sono un magistrato.
Non sono uno storico di professione.
Sono, come mi definisco spesso, un amanuense del vicolo, uno che raccoglie frammenti di memoria e prova a metterli in fila perché il tempo non li cancelli.
Si racconta, ad esempio, che a Bagnoli il fratello avesse affittato anche un locale dove si lavorava con un pub.
Sono frammenti di vita, tracce minori dentro una storia molto più grande.
Chi deve sapere davvero — e chi ha il dovere di ricostruire tutto fino in fondo — non sono certamente io.
Io posso solo fare una cosa: informarmi e raccontare.
Perché Bruno Contrada, morto a Palermo a 94 anni, non è stato un uomo qualunque.
Dirigente della Polizia di Stato, già numero tre del Sisde, è stato uno dei protagonisti di una stagione durissima della Repubblica italiana: quella della guerra dello Stato contro la mafia.
Una stagione fatta di indagini, potere, accuse, processi, assoluzioni, polemiche.
Una stagione in cui spesso la verità si è mossa dentro zone grigie che ancora oggi fanno discutere storici, magistrati e cittadini.
Su uomini come lui la storia continuerà a interrogarsi.
È giusto che lo faccia.
Ma davanti alla morte resta una verità elementare che appartiene a tutti, anche a chi ha vissuto nel mezzo delle tempeste pubbliche.
Perché una preghiera non si nega a nessuno.
Poi, certo, verranno le domande.
Le ricerche.
Le ricostruzioni.
Ma nel passaggio finale dell’uomo resta una consapevolezza semplice, quasi antica:
alla fine siamo tutti consegnati alla stessa padrona: la morte.
— Ciro Scognamiglio
Direttore Lontani La Traversata
Fuoritempo – Aforisma del Decumano
La storia giudica gli uomini con i documenti.
La morte li rende tutti uguali.
E il tempo, silenzioso, continua a fare domande.

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