NADA

Capire il SÌ e il NO prima di gridare

di Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata
Giovedì 12 marzo 2026

NAPOLI – Nel vicolo le domande arrivano senza filtri. Non passano dai talk show e non nascono nei comunicati dei partiti. Arrivano per strada.

Qualche giorno fa alcuni ragazzi di quindici anni, studenti curiosi e attenti, hanno fermato lo scrivente con una domanda semplice:
“Professò, al referendum cosa significa votare SÌ o votare NO?”

È una domanda che dovrebbe essere normale in una democrazia.
E invece spesso non lo è.

Il dibattito pubblico sulla riforma della giustizia in questi giorni si è trasformato soprattutto in uno scontro politico. Le posizioni si irrigidiscono, i linguaggi si accendono, le bandiere sventolano. Nel mezzo resta il cittadino, chiamato a decidere.

Il referendum non è una gara tra partiti.
È uno strumento costituzionale.

Serve a permettere ai cittadini di esprimersi direttamente su una scelta che riguarda le regole dello Stato.

Chi sostiene il # ritiene necessario intervenire su alcuni meccanismi del sistema della magistratura per modificarli e correggere criticità segnalate negli anni.

Chi sostiene il #NO ritiene invece che tali modifiche possano alterare equilibri delicati e che sia preferibile difendere l’autonomia dell’ordine giudiziario.

Sono due letture diverse della stessa questione.

Ma la domanda più importante non è quale posizione prevalga nel dibattito politico.
La domanda è se i cittadini comprendano davvero cosa stanno scegliendo.

Cambiare una regola può produrre miglioramenti.
Ma può anche aprire problemi nuovi.

Difendere una regola esistente può proteggere un equilibrio.
Ma può anche lasciare irrisolte criticità già note.

La democrazia vive esattamente dentro questa tensione.

Per questo spiegare diventa più importante dello schierarsi.

Accanto a questo articolo pubblichiamo un foglio semplice che prova a riassumere le due posizioni e le possibili conseguenze.

Non per dire ai cittadini cosa votare.
Ma per aiutare a capire.

Perché il voto è il cuore della democrazia.
E il voto non va mai tolto alla democrazia.

Ma votare ha senso solo se si sa cosa si sta scegliendo.

Quando il dibattito pubblico smette di spiegare e si limita a gridare, resta una parola spagnola semplice.

NADA.

Niente.

Fuoritempo : Nel vicolo le cose si capiscono con parole semplici. La democrazia non vive di tifoserie. Vive di cittadini consapevoli. Il referendum è uno dei momenti in cui la sovranità passa davvero nelle mani delle persone.

Una scheda.
Una matita.
Una scelta.

SÌ o NO.

Due lettere soltanto. Ma dietro quelle due lettere c’è la responsabilità di capire. Perché una democrazia dove si vota senza comprendere prima o poi rischia di diventare davvero NADA.

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