LONTANI LA TRAVERSATA – Intervento: CALCIO lo sport domani! 9 marzo 2026
IL CALCIO, I MERCANTI E L’ARENA MODERNA
C’è una cosa che oggi vale la pena dire con chiarezza a un valente intellettuale napoletano: da una mente come la sua non ci aspettiamo soltanto l’analisi di un campionato falsato. Ci aspettiamo qualcosa di più profondo.
Perché il nodo vero non è soltanto la classifica.
Il nodo è il sistema.
Il calcio contemporaneo non appartiene più alla categoria dello sport.
Somiglia sempre di più a una vecchia e mitica figura della storia: l’arena gladiatoria.
Cambia l’architettura, cambiano i costumi, ma il meccanismo resta simile.
Nell’arena di ieri combattevano uomini per il divertimento delle folle e per il potere dei mercanti.
Nell’arena di oggi si muovono atleti straordinari, ma dentro una struttura economica gigantesca dove gli interessi sono altissimi e spesso opachi.
Il mercante porta i gladiatori e li vende due volte l’anno:
si chiama mercato.
Quale altro sport al mondo vive di una compravendita permanente di uomini, quotazioni, plusvalenze e bilanci costruiti sul valore delle prestazioni?
Dentro questo sistema, quando si parla di campionato falsato, non si parla soltanto di tifo.
È un fatto economico.
Decisioni arbitrali che cambiano classifiche possono spostare centinaia di milioni di euro tra diritti televisivi, qualificazioni europee, sponsor e valore dei calciatori.
Roba che non appartiene soltanto all’ufficio inchieste sportivo.
Roba che, per dimensione economica, sfiora il terreno dei tribunali.
Prendiamo un esempio semplice.
Rigori nelle stesse identiche situazioni di gioco, rivisti e analizzati con tutta la tecnologia possibile, vengono concessi o negati senza una logica comprensibile.
A Napoli si fischia rigore a Buongiorno per un tocco involontario di braccio mentre subisce una spinta.
A Milano un giocatore di un’altra squadra compie lo stesso gesto e il gioco continua.
Entrambi hanno due braccia.
Entrambi non possono amputarsele.
Eppure la logica sembra cambiare a seconda del colore della maglia.
Gli errori arbitrali fanno parte del calcio.
Sempre.
Ma quando diventano ripetuti, sistematici, quasi scientifici, allora il ragionamento cambia.
Le possibilità sono due.
O gli arbitri sono troppo scarsi per dirigere competizioni di questo livello – e allora dovrebbero essere radiati.
Oppure esiste un problema più serio.
Se si esclude la seconda ipotesi, allora fermare un arbitro per qualche settimana diventa un gesto ipocrita.
Non risolve nulla.
Anzi alimenta sospetti.
E soprattutto lascia intatto il sistema che produce questi disastri.
Ecco perché, con rispetto per l’autorevolezza di chi analizza il calcio in città, oggi vale la pena dire una cosa con franchezza:
forse è arrivato il momento di lasciare soli i mercanti e la palla.
E tornare a chiamare sport soltanto ciò che sport lo è davvero.
Prof. Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata

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