FOTOGRAFIA VAGABONDA
#FOTOGRAFIA#VAGABONDA non è una tecnica. È una postura morale.
:- Il Henri Cartier-Bresson
momento decisivo e la fotografia che resta :-
#FOTOGRAFIA#VAGABONDA non è una tecnica. È una postura morale.
Non addolcisce, non trucca, non chiede permesso alla luce. Rispetta la sezione aurea quando accade, non quando la si forza. Lascia che lo scatto si racconti da solo, senza lifting digitale né retorica visiva. È l’idea che l’immagine non debba dimostrare nulla: deve solo essere vera.
Quando nel 1908 nasceva Henri Cartier-Bresson, nessuno immaginava che quel ragazzo francese avrebbe cambiato per sempre il modo di guardare il mondo. Nel 1947 fonderà la Magnum Photos insieme ad altri giganti, e consegnerà al Novecento una formula semplice e rivoluzionaria: il #momento#decisivo. Non la posa. Non la costruzione. Ma quell’istante irripetibile in cui forma e significato coincidono. Un piede sospeso su una pozzanghera. Un gesto che precede una carezza. Un salto che diventa metafora.
Il momento decisivo non è fortuna. È attesa. È disciplina dello sguardo. È rispetto per ciò che accade davanti a noi.
Chi impugna una macchina fotografica a dieci anni – la “#scattatrice”, come la chiamavamo – non sa ancora di teorie. Sa solo che qualcosa sta per succedere. E preme. Da sessantadue anni quel gesto si ripete. Non per mestiere soltanto, ma per necessità #antropologica. Perché fotografare significa dire: “Io c’ero. E questo è accaduto davvero”.
Cartier-Bresson non cercava l’effetto. Cercava l’equilibrio invisibile che tiene insieme il caos. La sua Leica era uno strumento leggero, quasi silenzioso. La fotografia doveva essere discreta, mai invadente. Il fotografo non protagonista, ma testimone.
Eppure il Novecento non è stato solo geometria urbana o bambini che giocano nei vicoli. È stato anche rivoluzione, sangue, ideologia. È stato volto.
Tra le immagini più potenti del secolo c’è quella che ritrae Che Guevara con lo sguardo fiero e distante. La fotografia fu scattata dal fotografo cubano Alberto Korda il 5 marzo 1960 all’Avana. Il titolo è Guerrillero Heroico. Non era uno scatto pensato per diventare icona globale. Era un frammento di cronaca durante una commemorazione. Ma in quell’istante – capelli mossi dal vento, occhi proiettati oltre l’orizzonte – si condensò un mito.
Quella fotografia viaggiò nel mondo, stampata su manifesti, magliette, muri, bandiere. Divenne simbolo di ribellione, di sogno, di utopia. Ma prima di essere merce fu momento. Prima di essere mito fu luce che colpiva una pellicola.
E qui sta il #nodo.
La fotografia non nasce per il mercato. Nasce per testimoniare. Che poi alcune immagini vengano vendute a cifre altissime è un destino successivo. Il loro valore iniziale è etico, non economico.
#FOTOGRAFIA#VAGABONDA si colloca in questa linea. Non insegue il filtro perfetto. Non cerca l’applauso immediato. Sta nei vicoli, nelle piazze, nei volti che non sanno di essere osservati. È cronaca umana. È antropologia del quotidiano. È la convinzione che anche uno scatto fatto oggi, con rispetto e verità, possa un giorno essere guardato come documento di un’epoca.
Forse tra novecento anni qualcuno osserverà le nostre immagini del 2026 e dirà: “Così #vivevano. Così parlavano. Così sognavano.” Non sarà importante la marca dell’obiettivo. Sarà importante la sincerità dello sguardo.
Cartier-Bresson parlava di allineamento tra occhio, mente e cuore. Quando questi tre elementi coincidono, nasce il momento decisivo. Non è un trucco. È una convergenza.
Chi fotografa da sessantadue anni sa che il momento decisivo non si possiede. Si attende. A volte arriva. A volte sfugge. Ma quando accade, non perdona distrazioni.
La fotografia che resta non è quella perfetta. È quella necessaria.
E allora continuiamo a camminare leggeri, macchina al collo, senza adulterare la realtà. Continuiamo a credere che un gesto, uno sguardo, una luce obliqua possano raccontare più di mille dichiarazioni.
Perché in fondo il momento decisivo non è solo un istante fotografico.
È una scelta di vita.
FUORITEMPO – il MIO E NOSTRO TEMPO DI VITA – 1/125 con 50mm-85mm – il vecchio!

1 anno fa

Ciro Scognamiglio
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Condiviso con Tutti
#Carnevale rito #Demenziale – Bakhtin afferma: funzione al #ribaltamento sociale?
Di CIRO SCOGNAMIGLIO 02-03-2025
Il #Carnevale, più che una festa, è un rito di sovversione temporanea, un mondo alla rovescia dove l’ordine sociale si sospende e il grottesco prende il sopravvento. Michail Bachtin lo descrive come un momento di liberazione collettiva, in cui gerarchie e ruoli si dissolvono nel riso sfrenato. È il tempo dell’eccesso, della maschera che svela più di quanto nasconda, del paradosso che sovverte la norma. Ma cosa rimane dopo il Carnevale? Si torna all’ordine, o qualcosa di quel caos rituale sedimenta nella coscienza collettiva? Attraversare il Mercoledì delle Ceneri significa proprio questo: varcare la soglia tra il delirio e la disciplina, tra il carnevale e la quaresima, tra il riso e la polvere.
Il #carnevalesco è una modalità letteraria che sovverte e libera i presupposti dello stile o dell’atmosfera dominante attraverso l’umorismo e il caos. Ha avuto origine come “carnevale” nei Problemi della poetica di Dostoevskij di Mikhail Bachtin ed è stato ulteriormente sviluppato in Rabelais e il suo mondo. Per Bachtin, il “carnevale” (l’insieme delle feste popolari, dei rituali e delle altre forme carnevalesche) è profondamente radicato nella #psiche#umana sia a livello collettivo che individuale. Pur essendo storicamente complesso e variegato, esso ha elaborato nel tempo “un intero linguaggio di forme simboliche, concretamente sensuali”, che esprimono un unitario “#senso#carnevalesco del mondo, permeante tutte le sue forme”. Questo linguaggio, sostiene #Bachtin, non può essere adeguatamente verbalizzato o tradotto in concetti astratti, ma è suscettibile di trasposizione in un linguaggio artistico che risuoni con le sue qualità essenziali: può, in altre parole, essere “trasposto nel linguaggio della letteratura”. Bachtin chiama questa trasposizione la #carnevalizzazione della #letteratura. Sebbene consideri una serie di forme letterarie e singoli scrittori, sono François Rabelais, l’autore rinascimentale francese di Gargantua e Pantagruel, e l’autore russo del XIX secolo Fëdor Dostoevskij, che considera i principali esempi di carnevalizzazione in letteratura.
Il senso del mondo #carnevalesco
Carnevale: Storiografia e Significato tra Follia e Memoria Effimera
Il Carnevale è un paradosso storico: una celebrazione che oscilla tra la dissoluzione dell’ordine e il mantenimento della tradizione, un rito collettivo che esiste proprio per negare se stesso. La sua origine si perde nei tempi arcaici, nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, quando il mondo si capovolgeva e il servo poteva farsi padrone, il re diventare buffone.
Con il Medioevo, il Carnevale diventa la valvola di sfogo di una società compressa, un momento in cui la follia era concessa affinché l’ordine potesse poi ristabilirsi con più forza. Rabelais ne esalta il valore grottesco, #Bakhtin ne individua la funzione di ribaltamento del potere. Ma il Carnevale è anche oblio: si cancella ogni anno per ricominciare, memoria fluttuante senza radici, una smemoratezza ritualizzata che permette di sopportare la rigidità del resto dell’anno.
Oggi, il Carnevale sopravvive come #reliquia di un’epoca in cui il caos era regolato, mentre la nostra epoca ha fatto del disordine una condizione permanente. La sua demenzialità non è più sovversiva, ma estetizzata: maschere non per nascondere, ma per conformarsi, e il carnevale della società digitale sembra funzionare senza bisogno di un calendario. Il disordine mentale non è più concesso in un tempo limitato, ma si è dilatato fino a diventare struttura.
Eppure, resta il bisogno di una parentesi #folle, di un mondo a rovescio che, proprio nel suo scompiglio, ricorda all’uomo che la stabilità è solo un’illusione. Il Carnevale è il disordine che si finge festa, e la festa che si finge libertà.
#FUORITEMPO – Eppure, resta il bisogno di una parentesi #folle!
n.b.VI#INVITIAMO A Yoga Demenziale? Lo spiega Jacopo Fo, l’inventore di questa “disciplina” a Napoli il 15 e 16 Marzo – chiedete e vi sarà spiegato ! Per il momento chiudiamo il carnevale e con le ceneri apriamo la #riflessione!
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