FOTOGRAFIA VAGABONDA

Il deserto e la dolcezza

Un dittico che racconta due anni e una stessa umanità

di Ciro Scognamiglio e Giusi Josette Soùris

Non è un’operazione nostalgica.
Non è una trovata estetica.
È un documento visivo che attraversa due anni simbolici — 2020 e 2026 — e li mette in dialogo.

Il dittico “Il deserto e la dolcezza” nasce da una constatazione semplice: gli eventi cambiano, il bisogno umano resta.

Nel primo pannello, datato 2020, lo sguardo è frontale, il volto coperto. È l’anno delle chiusure, della distanza obbligata, dell’isolamento diventato norma. L’immagine non cerca effetti drammatici: si limita a registrare un clima. Il gesto, però, è significativo. In mano non c’è un simbolo politico, non c’è uno slogan. C’è un oggetto quotidiano, qualcosa che richiama l’idea di conforto domestico. In pieno deserto sociale, la risposta è minima ma concreta: addolcire.

Nel secondo pannello, 2026, la scena cambia linguaggio. Non più fotografia diretta, ma pittografia. Il volto si trasforma in tratto illustrato, compare un cuore stilizzato. È la fase della rilettura. L’esperienza non viene rimossa, viene reinterpretata. Il gesto resta identico: tenere tra le mani un piccolo segno di dolcezza. Ma ora diventa dichiarazione affettiva.

Il dittico funziona perché non contrappone, ma collega.
Non c’è opposizione tra paura e leggerezza.
C’è continuità.

Il 2020 mostra la resistenza.
Il 2026 mostra la consapevolezza.

In mezzo c’è un passaggio fondamentale: la capacità di non indurirsi del tutto. Di non lasciare che il deserto diventi carattere permanente.

“Fotografia Vagabonda” si muove su questo crinale: registrare il reale senza retorica e, allo stesso tempo, offrirne una chiave di lettura antropologica. Il gesto quotidiano diventa archivio. L’ordinario diventa traccia storica.

Per i ragazzi del 3000 — destinatari ideali di questa opera — il messaggio è chiaro: anche negli anni difficili, l’essere umano ha cercato conforto, relazione, dolcezza. Non sempre con grandi parole. Spesso con piccoli gesti.

Il deserto e la dolcezza non sono due epoche separate.
Sono due modi di attraversare lo stesso tempo.

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