LONTANI LA TRAVERSATA
di Ciro Scognamiglio – Giornalista di Strada –
ParaBoxe, la risposta è lo sport vero
Ma quale pietismo.
La ParaBoxe non è una categoria “speciale” da applaudire con indulgenza.
È boxe. Punto.
Allenamenti duri. Tecnica. Studio dell’avversario. Regolamenti federali. Collegiali nazionali come quello di Firenze del 24 e 25 gennaio 2026. Ring, arbitri, preparatori, fatica.
Chi guarda e vede solo la carrozzina non ha capito niente.
Nel ring conta il colpo, il tempo, la guardia, la strategia. Conta il merito.
Il sostegno istituzionale non è una carezza simbolica: è un atto politico nel senso più alto. Significa riconoscere che lo sport non si divide in “normale” e “adattato”, ma in serio e superficiale. E qui siamo nella serietà.
La ParaBoxe sta costruendo un percorso tecnico e culturale che guarda a Brisbane 2032. Non come slogan, ma come obiettivo. E gli obiettivi nello sport si preparano con disciplina, non con compassione.
La boxe è sempre stata scuola di carattere.
Chi ha respirato sport in famiglia lo sa: sul ring non si sale per essere consolati. Si sale per misurarsi.
E allora grazie a chi sostiene questa visione.
Grazie a chi comprende che inclusione non significa abbassare l’asticella, ma garantire le stesse regole, la stessa dignità agonistica.
Lo sport vero non chiede pena.
Chiede rispetto.
E questo quadro resta, per i ragazzi del 3000, a ricordare che nel 2026 qualcuno ha scelto di chiamare le cose con il loro nome.
Grazie Sergio.
Ciro Scognamiglio
DPFOTO @2026

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