LONTANI LA TRAVERSATA
BRACCO – Teatro a Napoli, Montesanto 21 febbraio 2026
Un capitolo di storia teatrale contemporanea
di Ciro Scognamiglio
Questo non è un pezzo di cronaca.
È una registrazione storica.
A Montesanto, nel cuore urbano di Napoli, il Teatro Bracco continua a rappresentare una linea culturale che non è episodica ma strutturale. Inaugurato nel 1962 nei giardini di Palazzo Spinelli di Tarsia, il Bracco nasce come teatro di prosa e nel tempo diventa presidio di una tradizione che tiene insieme popolo e pensiero.
Richiamare Roberto Bracco non è esercizio erudito ma necessità critica.
Bracco concepiva un teatro “senza teatro”, capace di essere recitato nella mente prima che sulla scena. Un teatro attraversato da idee solide, rielaborate dall’artista, mai ridotte a semplice azione spettacolare. Benedetto Croce ne dichiarò la complessità interpretativa. Luigi Pirandello riconobbe in lui un riferimento necessario. Questo dato appartiene alla storia letteraria italiana e costituisce una radice.
Nel febbraio 2026, dal 19 al 22, il Teatro Bracco ha ospitato “No’ pe’ sorde… ma pe’ denare!”, testo di Claudio Insegno, con Rino Grillo in scena e alla regia, prodotto e interpretato dalla Compagnia Teatromania.
L’organico artistico completo è il seguente:
- Rino Grillo (regia e interpretazione)
- Mariarosaria Cafiero
- Sergio Sembiante (anche aiuto regia)
- Valeria Califano
- Nunzia Di Mare
- Andreina Raucci
- Rosario Ippolito
- Paolo Trammacco
- Barbara Di Domenico
- Roberto Currò
Contributi tecnici e creativi:
- Scene: Malavolta
- Costumi: Bos
- Luci: Enzo Piccolo
- Suono: Eleonora Puleo
Direzione del teatro: Caterina De Santis.
Con il contributo della Regione Campania.
Questi nomi vanno registrati integralmente. Non per formalità, ma perché la storia del teatro si costruisce anche attraverso le compagnie che lavorano nel territorio e ne mantengono viva la funzione.
La struttura drammaturgica della commedia si fonda su un meccanismo classico: una valigetta scambiata, oltre un milione di euro, equivoci concatenati, inseguimenti, tensione farsesca e presenza dell’ombra criminale. È un impianto di teatro di ritmo, fondato su precisione tecnica e coralità.
Ma il dato significativo non è soltanto il congegno comico.
Il dato è la cavetta.
Il dato è lo studio.
Il dato è la scelta di rimanere nel quartiere e di parlare al pubblico senza ridurlo.
In occasione di questa messa in scena, ho realizzato un’intervista collettiva alla compagnia prima dell’apertura del sipario. Non è stato un semplice backstage, ma un terzo atto anticipato, un prodomo alla rappresentazione. Un momento di autorappresentazione consapevole.
L’atto di presentarli uno per uno e insieme costituisce un documento.
Perché il teatro non è soltanto ciò che avviene sotto le luci, ma anche la coscienza di chi lo fa.
Il Bracco, in questo contesto, non appare come teatro di semplice intrattenimento, ma come nodo culturale che continua a interpretare la funzione popolare nel senso più alto: non superficialità, ma riconoscimento dell’umano.
Se tra 974 anni qualcuno leggerà queste righe, troverà almeno un elenco, una data, un quartiere, un impianto culturale, una compagnia, un gesto collettivo.
E forse da qui potrà partire una ricerca più ampia.
Questo scritto non pretende di chiudere una riflessione.
Vuole aprire una traccia.
Montesanto, febbraio 2026.
Il sipario si apre.
Ma la storia continua fuori dalla scena.
—
Ciro Scognamiglio
Lontani La Traversata
Antropologo del Vicolo
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