COSTUMI
LONTANI LA TRAVERSATA
di Ciro Scognamiglio 17 FERBBRAIO 2026
IL SOVRAPALCO E LA CITTÀ
Lara Sansone, volto noto di Un posto al sole, Bice per milioni di italiani, ma soprattutto proprietaria del Teatro Sannazaro, ha pianto. Non in scena. Non per copione. Ha pianto tra le braccia del sindaco Gaetano Manfredi mentre il teatro, il suo teatro, mostrava le ferite.
Non è una notizia mondana.
È un fatto civile.
Perché quando un teatro brucia – o si ferisce – non si incrina solo un edificio. Si incrina un pezzo di memoria collettiva. Il Sannazaro non è soltanto una sala con velluti rossi e palchi dorati. È una genealogia. È la traccia lasciata da Luisa Conte. È un presidio culturale in una città che spesso dimentica e poi si commuove.
Lara Sansone ha abbracciato il sindaco. Poi si è voltata. Ha guardato il quadro. Quel quadro dal sovrapalco che restituisce silenzio più che fiamme. E in quell’immagine c’è un passaggio delicato: dal dolore privato alla responsabilità pubblica.
E noi?
Noi popolo fuori attendiamo.
Attendiamo che le promesse diventino cantieri.
Attendiamo che la cultura non sia solo fotografia istituzionale.
Attendiamo che il teatro torni a respirare non per un giorno, ma per una stagione intera.
Perché il teatro non appartiene a chi lo possiede.
Appartiene a chi lo attraversa.
Appartiene alla città.
Bice, la parrucchiera di Un posto al sole, è personaggio popolare. Ma Lara Sansone, proprietaria del Sannazaro, è custode di una casa che non può restare chiusa. E la scena dell’abbraccio non è un finale. È un inizio sospeso.
Il quadro resta.
Il sovrapalco osserva.
La platea aspetta.
E noi, fuori, non siamo spettatori.
Siamo parte in causa.

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