LE VENTOLE E LE BANDIERE
Antropologo dal 1954 al 3000
DOMENICA del DECUMANO
Napoli 15 febbraio 2026
Mi sono seduto in cerchio. Non in cattedra. Non su uno scalino più alto. A terra, come si fa quando si vuole discutere senza gerarchie. Circletime. Perché la memoria non è lezione: è confronto.
La domanda è semplice solo in apparenza: chi ci ha traditi? Chi ha trasformato generazioni convinte di scegliere in pedine di una scacchiera più grande? La risposta non è magica. Non è definitiva. Ma è necessaria.
Lo scatto del 1970, in bianco e nero, non è una fotografia nostalgica. È un documento storico. È un ragazzo che guarda un obiettivo senza sapere di stare entrando dentro mezzo secolo di tensioni italiane e internazionali. Non è una posa. È un passaggio.
Per capire quello sguardo bisogna tornare indietro. Il 1921, Congresso di Livorno, la scissione socialista, la nascita del Partito Comunista d’Italia. Da quel momento l’Italia non è più un corpo unico. È una frattura permanente. Poi il fascismo. Poi la guerra. Poi il 1945.
Ma il 1945 non è solo liberazione. È anche vendetta. Regolamenti di conti. Uccisioni sommarie. La storia non è mai monocromatica. Chi aveva una tessera fascista spesso l’aveva per paura, per lavoro, per sopravvivere. Spiegare non significa giustificare. Significa analizzare.
Negli anni Settanta quella frattura si riaccende. Piazza, bandiere, saluti tesi, pugni chiusi. Ma dietro la piazza c’è la Guerra Fredda. NATO, URSS, equilibri militari. L’Italia diventa laboratorio geopolitico. Terrorismo nero. Terrorismo rosso. Strategie della tensione. Strutture parallele. La piazza è sincera, ma il sistema è più grande della piazza.
Molti giovani credevano di scegliere. In parte sceglievano davvero. In parte erano dentro uno scontro internazionale che li superava.
Negli anni Novanta il mondo cambia. Crolla l’URSS. Il PCI si trasforma: PDS, DS, poi PD. La rivoluzione diventa amministrazione. Le sezioni di partito si svuotano. La politica si sposta in televisione. La militanza diventa talk show.
Oggi le sezioni sono nei telefonini. L’algoritmo è la nuova ventola. Non spinge aria su una bandiera di stoffa, ma emozioni su milioni di schermi. Polarizzazione, indignazione, semplificazione. Il conflitto non è più fisico: è digitale.
Intanto il mondo entra in una nuova fase. Non solo guerre dichiarate, ma guerre per le risorse. Energia, gas, petrolio. Un dato concreto: il diesel alla pompa costa più della benzina. Non è un dettaglio. Il diesel muove camion, agricoltura, logistica. Quando aumenta, aumenta il costo della vita reale.
La guerra oggi ha il volto della risorsa.
Per questo la centrale nucleare diventa simbolo conclusivo. Non urla come una piazza. Non sventola come una bandiera. Produce energia. Silenziosa, stabile, determinante. L’energia è potere. Chi controlla l’energia controlla equilibri e narrazioni.
Non sono stati solo sistemi astratti. Sono stati uomini concreti.
A destra destabilizzazioni che parlavano di ordine mentre generavano disordine. A sinistra derive che parlavano di popolo mentre il popolo diventava strumento. Al centro una lunga stagione che si definiva equilibrio ma gestiva potere e compromessi.
Acca Larentia.
Centri sociali.
Anni di piombo.
Transizioni opache.
Non è un bilancio morale. È un’analisi strutturale. La scacchiera non si muove da sola. Qualcuno muove i pezzi.
Poi arrivano i piccoli demiurghi del due o tre per cento. Convinti che basti una percentuale per rovesciare il re. Ma il re non cade per cifra elettorale. Cade per equilibrio di forze.
E il popolo, spesso, si aggrappa alle bandiere perché la bandiera è visibile. Le ventole no.
Nel percorso espositivo dei sette quadri tutto questo prende forma.
1954: la nascita, l’origine, la casa come veglia.
1970: la piazza e l’illusione della scelta totale.
1972: la memoria e le perdite.
Gli orologi: il tempo economico che scorre e misura.
Il mare: il confronto con il limite.
La stanza del Conocal: la solitudine della veglia.
La centrale: il potere invisibile che muove il sistema.
Sette passaggi. Sette tensioni. Sette obiettivi. Nella vita il sette ritorna: vizi e virtù, errori e tentativi di riscatto.
Non guardare la bandiera.
Guarda chi muove il vento.
Se nel 3000 qualcuno leggerà queste righe, non troverà un nostalgico. Troverà un uomo che ha provato a comprendere il proprio tempo senza consegnarsi all’ingenuità.
Non provarci sarebbe arrendersi.
E arrendersi non è un’opzione.
Ciro Scognamiglio
Antropologo dal 1954 al 3000
FUORITEMPO
Chi segue il colore si emoziona.
Chi studia il meccanismo comprende.
La libertà nasce quando si smette di confondere il vento con la ventola.
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