FOTOGRAFIA VAGABONDA

STORIA 15 febbraio 2026

ANTROPOLOGO DAL 1954 AL 3000
(Appunti per un testamento pubblico)

Non ho mai pensato di diventare un quadro.
Ho pensato di restare voce.

Dal letto dell’11 agosto 1954 — quando qualcuno disse che avrei “rotto i cabasisi” —
alla sedia messa di fronte al mare,
fino alla stanza vuota del Conocal dove la luce entrava dalle persiane come una domanda.

Non ho collezionato fotografie.
Ho collezionato passaggi.

Il ragazzo che guarda il fotografo nel 1970 non sapeva di guardare il futuro.
Luigi guardava un obiettivo.
Io oggi guardo quello sguardo.

Il tempo non è una linea.
È un corridoio con sedie vuote.
Chi si ferma, ascolta.

Ho creduto di farcela fino al 3000.
Forse è un’illusione.
Ma è un’illusione necessaria.

Perché se non immagini un futuro lontano,
scrivi solo necrologi.

Io ho scritto vicoli.
Ho parlato a ragazzi che ancora non sapevano di essere storia.
Ho creduto che la memoria non fosse un museo ma un laboratorio.

Se mi cercate, non guardate la parete rossa.
Guardate l’angolo dove la luce taglia il pavimento.
Fermatevi.

Non vi parlerò io.
Vi parlerà il tempo.

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