Enzo Ferrara, il valore del fare che diventa comunità

Napoli, 6 febbraio –

Enzo Ferrara è una di quelle persone che hanno scelto di stare nella vita non per dichiarazioni, ma per azioni. Nulla lo ha mai fermato, perché la sua misura non è stata il successo personale, ma l’amore per le persone: compagni di cammino, uomini e donne che spezzano il pane insieme e che hanno fatto propria una scelta netta e controcorrente, vivere per servire e non servire per vivere.

Nel tempo, Ferrara ha espresso un grido che è rimasto inciso come una consegna morale: “Guardate a Ciruzzo: non ha la nostra velocità, ma ha il cuore nella storia. Tuteliamolo.” Una frase che non è un elogio, ma un atto di responsabilità collettiva, il riconoscimento di una comunità che si fonda sulla cura e non sulla prestazione.

Oggi quel percorso viene ricordato e riconosciuto con un plauso pubblico. Ferrara appartiene a quella generazione che ama definirsi “diversamente giovane”, dove l’età anagrafica non coincide con la stanchezza dell’anima. Dopo aver dato tutto alla sua famiglia – senza mai sentirsi svuotato – ha continuato a cercare strade nuove da proporre e da far vivere agli altri, mantenendo uno stile fatto di ascolto, riflessione e proposta. Una politica pensata, mai gridata, lontana dalle semplificazioni.

Nel racconto condiviso emergono anche le dinamiche vere di ogni gruppo umano: il confronto diretto, il dialetto che diventa affetto, le frasi aspre che non cancellano il bene. “Cizuzzo, nun dicere strunzat!”, l’intervento ironico dell’ingegnere della squadra, Attilio, viene restituito come segno di un legame che resiste al tempo e ai caratteri forti. Così come la risposta, altrettanto schietta, che conferma un affetto mai messo in discussione.

Gli auguri a Enzo Ferrara arrivano senza retorica, con l’ironia concreta delle relazioni autentiche: “non gratis”, ma ricambiati con due caffè, simbolo di una convivialità che non si contabilizza. E con una disponibilità ribadita senza condizioni: se serve una mano, chiamami, io ci sto.

Il riferimento a un video recente aggiunge una nota di memoria e malinconia: il pittore che parlava di “angeli neri”, oggi scomparso, e le strade complesse percorse da chi porta cognomi e storie pesanti. Volti di famiglia, affetti incrociati, la consapevolezza che la vita continua a intrecciare gioia e perdita.

Lo sguardo, infine, si sposta in avanti, verso un futuro fatto di incontri semplici: una trattoria, una sala condivisa, una pista ciclabile appena realizzata, percorsa idealmente in bicicletta. Gesti quotidiani che raccontano meglio di ogni slogan il senso di un cammino comune.

A sei anni dall’inizio di un’avventura segnata anche dalla prova del Covid, il bilancio non si misura in numeri, ma in traguardi umani. Quelli che non fanno rumore, ma restano.

Vincenzo Ferrara

2 h ·

6 febbraio 2020, sei anni fa e’ iniziata la nostra avventura e nonostante il Covid e

tanti problemi abbiamo raggiunto traguardi gratificanti.

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