La panchina che parla

Oggi il Professore studia da casa  #:-05febbraio2026:-
Non per scelta, ma per necessità fisica. La testa, però, resta in strada.
Ascolta, legge, connette. La rassegna stampa diventa esercizio civile: metodo appreso dai cattedratici del giornalismo e restituito ai NESSUNO del vicolo, ai ragazzi e agli anziani che hanno vinto una sola cosa certa nella vita: una panchina su cui sedersi e parlare.

Nel quartiere si commenta il riconoscimento ad Antonio Conte, premiato come miglior allenatore.
Un applauso composto, senza idolatria.
Gli anziani sanno distinguere: c’è la panchina del potere e c’è la panchina della memoria. La prima vince trofei, la seconda conserva l’umano.

Quella panchina rossa, simbolica, non viene occupata.
Per rispetto.
Per le donne che hanno accompagnato una generazione fino alla vecchiaia.
Per una dignità che non chiede spazio ma lo difende.

Da lì nasce una domanda semplice, rivolta al Professore:
“Gli ignavi, dove li metteva il tuo amico?”

Il riferimento è chiaro. Dante Alighieri collocava gli ignavi fuori da ogni luogo decisivo, esclusi persino dall’inferno. Non puniti, ma irrilevanti.
Una condizione che oggi suona attuale.

Nel racconto emergono figure familiari e simboliche: Mario, padre del Professore, e perfino Alighiero di Bellincione, evocato come presenza muta. Chi ha attraversato il dolore non ha bisogno di alzare la voce per riconoscere l’ignavia.

La rassegna stampa del giorno conferma il quadro.

Scenario internazionale.
Scade il trattato New START sul controllo degli armamenti nucleari. L’attenzione mediatica è debole, mentre cresce il riarmo globale. L’ONU ammette la crisi: il diritto internazionale cede il passo alla forza. In Iran la repressione continua, ma resistono voci libere come Radio Farda. In Ucraina l’inverno diventa arma: civili e soldati muoiono di freddo mentre i negoziati restano fragili.

Stati Uniti ed Europa.
Il giornalismo è sotto pressione: licenziamenti, intimidazioni, delegittimazione pubblica dei cronisti. La libertà di stampa non è più un presupposto automatico.

Italia.
Sicurezza e ordine pubblico dividono il Parlamento. Riemergono ferite rimosse: l’inchiesta sui “cecchini italiani” a Sarajevo riporta alla luce responsabilità mai elaborate. La cronaca nera nei quartieri popolari racconta un fallimento sociale prima ancora che giudiziario.

Il filo che unisce tutto è uno solo:
non manca l’informazione, manca la responsabilità.

Gli ignavi non fanno rumore, ma producono conseguenze.
Non scelgono, e proprio per questo permettono che altri decidano al loro posto.

Nel vicolo, invece, la panchina continua a parlare.
Finché qualcuno farà domande, finché qualcuno ascolterà,
la storia non sarà archiviata.

NESSUNO
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