Il silenzio rende complici. La memoria rende liberi
Napoli, 3 febbraio 2026.
Non una celebrazione rituale, ma un atto civile. Nell’Aula Magna dell’Istituto Superiore “Galiani–Da Vinci”, la Giornata della Memoria si è trasformata in un tempo di ascolto e responsabilità condivisa. Il titolo scelto – Il silenzio rende complici / La memoria rende liberi – ha guidato una mattinata intensa, attraversata da voci diverse e necessarie: istituzioni, scuola, testimoni, studenti.
Ad aprire l’incontro la dirigente scolastica Antonella Barreca, che ha richiamato il compito educativo della scuola: la memoria non come ricorrenza, ma come pratica viva, capace di interrogare il presente. Sono seguiti i saluti istituzionali di Maria Caniglia, presidente della IV Municipalità, e di Fabio Greco, presidente della III Municipalità di Napoli, entrambi concordi nel ribadire che la memoria è un presidio democratico, soprattutto nei luoghi in cui si formano le nuove generazioni.
Uno dei passaggi centrali della mattinata è stato il richiamo al messaggio della senatrice Liliana Segre: la memoria come eredità preziosa, bussola nelle notti senza luna, mappa che dal passato traghetta nel futuro. Un concetto netto ha unito tutti gli interventi: contro la perdita di memoria esiste una sola difesa possibile, lo studio della storia e l’applicazione quotidiana dei valori costituzionali.
Il momento più intenso è arrivato con la testimonianza di Mario De Simone, fratello di Sergio De Simone, bambino vittima della Shoah. Una voce sobria, priva di retorica, che ha restituito alla storia i nomi, i volti, le famiglie. La Shoah, ascoltata attraverso una vicenda personale, ha smesso di essere astrazione e si è fatta ferita concreta, domanda aperta rivolta ai ragazzi presenti.
Accanto alla testimonianza, gli interventi di Paola Carretta ed Ersilia Di Palo (EIP Campania) hanno sottolineato il ruolo della scuola come presidio culturale permanente: la memoria non è un evento isolato, ma un percorso continuo che attraversa le discipline, le coscienze, le comunità.
Ampio spazio è stato dato anche agli studenti, protagonisti del racconto del viaggio della memoria a Cracovia e della visita ai campi di Auschwitz e Birkenau. Non un’esperienza “di studio” in senso tradizionale, ma un incontro diretto con i luoghi dello sterminio, dove la storia diventa spazio, silenzio, distanza, freddo. Un passaggio che segna e che trasforma il sapere in consapevolezza.
A chiudere l’incontro, l’intervento di Ciro Scognamiglio, ex dirigente scolastico e scrittore, che si è rivolto ai ragazzi con parole chiare: ricordare non serve a commuovere, ma a capire e a impedire. Non esistono giustificazioni – né religione, né colore della pelle, né età – per ciò che è accaduto. E se ancora oggi non sappiamo spiegare fino in fondo il perché dell’orrore, una cosa è certa: conoscere è già una forma di resistenza. Da qui l’invito a non avere paura dei discorsi difficili e a diventare, da giovani, sentinelle del futuro.
Non è stata una commemorazione rituale, ma un esercizio di coscienza.
Perché la memoria non chiede applausi: chiede responsabilità.
E la scuola, quando ascolta, quando lascia parlare le ferite e affida la parola ai ragazzi, diventa presidio civile.
Il silenzio rende complici.
La memoria, invece, rende liberi solo se diventa scelta quotidiana: studio, confronto, coraggio di dire no all’odio e all’indifferenza.
A questi ragazzi non consegniamo un passato da archiviare, ma un compito da assumere.
Essere sentinelle del futuro, senza paura.
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Lettere dal Decumano Minore

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