La scuola dal Giurassico al 2026
La scuola non è mai stata un luogo neutro. È il punto in cui una società decide se vuole ripetersi o trasformarsi. Dal Giurassico a oggi non sono cambiati solo i programmi, ma il modo stesso di intendere l’educazione: imitazione, trasmissione, addestramento, formazione. Ogni epoca ha lasciato un segno, spesso più profondo delle riforme scritte nei decreti.
Nel 2026 la scuola italiana si trova ancora una volta davanti a un passaggio delicato. Le nuove disposizioni sull’Esame di Maturità, con la definizione delle materie della seconda prova e la riforma del colloquio orale, segnano un tentativo di riallineare valutazione e persona. L’esame parte il 18 giugno con la prova di Italiano, comune a tutti gli indirizzi, e prosegue con la seconda prova caratterizzante il percorso di studi: Latino al Classico, Matematica allo Scientifico, Lingua straniera al Linguistico, Scienze umane, discipline progettuali, musica, danza, fino agli indirizzi tecnici e professionali.
Ma il punto non è l’elenco delle materie. Il punto è il senso. Il nuovo orale, costruito su quattro discipline e non più su un documento imposto, prova a spostare l’asse dalla prestazione alla responsabilità. Il curriculum dello studente diventa l’avvio del colloquio, portando dentro l’esame esperienze, percorsi per il lavoro, educazione civica, attività sportive e culturali. È un cambio di paradigma che riduce i collegamenti forzati e restituisce centralità al percorso reale.
Le commissioni vengono rese più snelle, i bonus ridimensionati, l’obbligo di sostenere tutte le prove riaffermato con chiarezza. Anche il nome ritorna alle origini: “Esame di Maturità”. Non è solo una scelta lessicale, ma simbolica. Richiama l’idea che la scuola non certifica solo competenze, ma accompagna una crescita.
Eppure il rischio resta. Non è l’innovazione a far paura, ma la perdita di memoria. Quando la scuola dimentica di essere relazione, torna indietro di ere. Quando confonde l’efficienza con l’educazione, si fossilizza. Il Giurassico non è il passato remoto: è ogni volta che l’umano viene escluso dal processo formativo.
La scuola del 2026 sarà all’altezza del suo tempo solo se saprà tenere insieme sapere e coscienza, rigore e cura, valutazione e senso. Altrimenti cambieranno le prove, ma non la sostanza. E il tempo, invece di scorrere, ricomincerà a ripetersi.
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