Risposta a Pietro Mangiapia

Caro Pietro,

ti ringrazio davvero per le domande che poni. La tua voce, anche quando vola come quella di un vecchio corvo di quartiere, resta comunque voce della comunità — e quindi merita rispetto e ascolto.

Provo a risponderti con semplicità, senza steccati e senza rancori:

  1. Sì, il Comune può intervenire anche su proprietà private quando esiste un pericolo per la pubblica incolumità. È un principio basilare del diritto amministrativo: prima viene la sicurezza delle persone, poi tutto il resto.
  2. Il nome della strada non è il punto: che sia privata o pubblica, se funge da passaggio per la collettività, l’ente deve verificare le condizioni minime di sicurezza.
  3. Le luci pubbliche non cambiano la natura del luogo, ma certificano che il tratto è da anni “assorbito” nell’uso comune. Ed è proprio questo l’elemento che permette al Comune di intervenire.
  4. La polizia urbana può fare multe se la strada è usata dal pubblico o se c’è un rischio evidente. È già accaduto in altri casi simili.
  5. La differenza tra via Arnaldi e via D’Ali? Solo amministrativa. La responsabilità civilistica cambia, ma il principio di tutela dei cittadini resta identico.
  6. Il consigliere Birra ha fatto il suo dovere: ha richiesto un sopralluogo tecnico urgente, cioè l’unico strumento che può aprire la procedura per obbligare il condominio agli interventi.
    È un passo vero, non una sceneggiata.

Caro Pietro,
non serve volare da sinistra a destra e poi tornare indietro per capire una cosa semplice: quando la sicurezza delle persone è a rischio, non esiste “privato” che tenga.

Io non faccio politica.
Io racconto la realtà — e quando qualcuno, come Birra questa volta, risponde al grido del quartiere, io ne do atto.

Con amicizia,
Ciro

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