–: 17 GENNAIO SANT’ANTUONO :-
Pigliati questo e dammi il nuovo
di Ciro Scognamiglio
Oggi, 17 gennaio, giornata dedicata a Sant’Antuono, due scrittori di strada – Pasquale Caputo e Ciro Scognamiglio – hanno compiuto un gesto simbolico: bruciare i propri libri all’interno del tradizionale cippo di Sant’Antonio Abate.
Il gesto è stato realizzato in una zona isolata, senza creare disturbo né fumo alle abitazioni vicine.
Sono stati bruciati:
– Maltrattati dalla Giustizia di Pasquale Caputo
– Viaggio di 40 anni e una barca di Ciro Scognamiglio
Il rito segue la tradizione campana del 17 gennaio, legata al fuoco purificatore che elimina il vecchio per lasciare spazio al nuovo. Il significato è chiaro: consegnare al fuoco le parole scritte non per distruggerle, ma per rinnovarle. La formula tradizionale è:
“Sant’Antuono, tiecchete ’o viecchio e damme ’o nuovo.”
La scelta di bruciare i propri libri nasce dall’esigenza di richiamare l’attenzione su due percorsi di vita segnati da dolore, giustizia negata, memoria personale e impegno civile.
Il fuoco rappresenta:
– la richiesta di ascolto
– la volontà di lasciarsi alle spalle il peso del passato
– il desiderio di ripartenza
– la speranza che le storie vere possano essere comprese
Nel cippo è stata inserita anche un’immagine che rappresenta la figura tradizionale del Santo nel fuoco, simbolo della purificazione e della continuità della tradizione.
Il gesto non ha alcuna finalità di protesta aggressiva, ma intende affermare che la speranza deve essere condivisa e che le storie vissute meritano ascolto. La frase scelta per accompagnare la giornata è:
“La speranza o è di tutti o non è di nessuno.”
In chiusura, le firme dei due autori:
Pasquale Caputo – Ciro Scognamiglio
DAL DECUMANO MINORE
–: 17 GENNAIO SANT’ANTUONO :-
Pigliati questo e dammi il nuovo
di Ciro Scognamiglio
Oggi, 17 gennaio, giornata dedicata a Sant’Antuono, due scrittori di strada – Pasquale Caputo e Ciro Scognamiglio – hanno compiuto un gesto simbolico: bruciare i propri libri all’interno del tradizionale cippo di Sant’Antonio Abate.
Il gesto è stato realizzato in una zona isolata, senza creare disturbo né fumo alle abitazioni vicine.
Sono stati bruciati:
– Maltrattati dalla Giustizia di Pasquale Caputo
– Viaggio di 40 anni e una barca di Ciro Scognamiglio
Il rito segue la tradizione campana del 17 gennaio, legata al fuoco purificatore che elimina il vecchio per lasciare spazio al nuovo. Il significato è chiaro: consegnare al fuoco le parole scritte non per distruggerle, ma per rinnovarle. La formula tradizionale è:
“Sant’Antuono, tiecchete ’o viecchio e damme ’o nuovo.”
La scelta di bruciare i propri libri nasce dall’esigenza di richiamare l’attenzione su due percorsi di vita segnati da dolore, giustizia negata, memoria personale e impegno civile.
Il fuoco rappresenta:
– la richiesta di ascolto
– la volontà di lasciarsi alle spalle il peso del passato
– il desiderio di ripartenza
– la speranza che le storie vere possano essere comprese
Nel cippo è stata inserita anche un’immagine che rappresenta la figura tradizionale del Santo nel fuoco, simbolo della purificazione e della continuità della tradizione.
Il gesto non ha alcuna finalità di protesta aggressiva, ma intende affermare che la speranza deve essere condivisa e che le storie vissute meritano ascolto. La frase scelta per accompagnare la giornata è:
“La speranza o è di tutti o non è di nessuno.”
In chiusura, le firme dei due autori:
Pasquale Caputo – Ciro Scognamiglio

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